Anglicanesimo
L'Anglicanesimo è una forma di cristianesimo che ebbe origine nel XVI secolo con la separazione della Chiesa Anglicana (o Chiesa d'Inghilterra) dalla Chiesa cattolica durante il regno di Enrico VIII (sinistra).
L'abolizione del ricorso al papa dal punto di vista cronologico è stato l'inizio dell'anglicanesimo in quanto scisma da Roma. Dopo sono seguite riforme disciplinari e dottrinali che hanno dato all'anglicanesimo l'assetto attuale cattolico ma non romano, riformato ma non protestante .
Da un punto di vista del diritto canonico cattolico Enrico VIII non fu mai scomunicato, pena che venne comminata ad Elisabetta I quando ci si rese conto che la frattura era insanabile. Dal punto di vista cattolico l'anglicanesimo come eresia si è originato quando sono state cambiate alcune dottrine e si sono ordinati i nuovi vescovi che non avevano più l'autentica successione apostolica, anche se la dichiarazione ufficiale dell'invalidità delle ordinazioni anglicane è del XIX secolo, con la bolla Apostolicae Curae Di Leone XIII.
Per gli anglicani invece la riforma non ha modificato la sostanza di una chiesa che si era originata nell'alto medioevo e che già prima di Enrico VIII godeva di una larga autonomia da Roma.
Nei secoli successivi, in diverse parti del mondo ma prevalentemente nel Commonwealth inglese, sono sorte altre chiese che hanno aderito all'anglicanesimo e che formano la Comunione anglicana. Queste chiese sono denominate "Anglicane" o, in alcune nazioni come gli USA e la Scozia, "Episcopali". Le varie province ecclesiastiche sono suddivise in Diocesi
Struttura
L'Anglicanesimo mantiene una posizione particolare fra le Chiese sorte al tempo della Riforma protestante e la Chiesa cattolica (talvolta chiamata Via Media), poiché ha mantenuto la struttura ecclesiastica del cattolicesimo con la successione apostolica dei vescovi (posta in dubbio dai cattolici per via delle riforme nel rito dell'ordinazione avvenute sotto Edoardo VI) e anche una liturgia tradizionale. Il clero è composto dai tre ordini di vescovi, preti e diaconi, e il celibato ecclesiastico non è obbligatorio. In quasi tutte le province le donne possono essere ordinate diacono, in molte prete e in alcune anche vescovo. Gli ordini religiosi vennero soppressi da Enrico VIII, ma nel XIX secolo sono stati ristabiliti. Le Chiese che sono "in comunione" con la sede di Canterbury compongono la "Comunione Anglicana".
Dottrina
Per l'anglicanesimo, secondo la formulazione del teologo Richard Hooker, l'autorità religiosa è presente nella Bibbia, nella Tradizione della chiesa e nella Ragione.
Grande importanza ha il Book of Common Prayer, il libro della preghiera comune, adottato da tutte le Chiese Anglicane, che hanno nella liturgia più che nelle confessioni di fede il loro denominatore comune. Esistono anche i 39 articoli di religione, composti nel XVI secolo per garantire l'uniformità religiosa in Inghilterra che utilizzano talvolta espressioni teologiche vicine al calvinismo. Questi articoli non sono generalmente più considerati strettamente vincolanti.
L'anglicanesimo ha conosciuto nel XIX secolo, parallelamente al diffondersi del romanticismo in Europa, una reviviscenza della tradizione cattolica al suo interno. Tale corrente è chiamata anglocattolicesimo il cui massimo esponente è stato John Henry Newman, poi convertitosi al cattolicesimo e divenuto cardinale. Di recente la Chiesa Anglicana e quella cattolica hanno sottoscritto una dichiarazione circa il comune credo sulla figura di Maria, madre di Gesù. In tal modo la Chiesa anglicana ha ribadito il suo credo originario su Maria Madre di Dio e su Maria modello ed esempio per la Chiesa, ammettendone, a differenza dei calvinisti, la venerazione, riavvicinandosi così ai cattolici, da quali, però, la dividono ancora i dogmi dell'Immacolata Concezione di Maria e la sua Assunzione in Cielo anima e corpo, che però sono accettati in alcune parrocchie anglocattoliche. Nonostante tutt'ora anche le Chiese Ortodosse non li considerino dogmi validi poiché non Cristocentrici.
Nell'ultimo decennio si sono inaspriti i rapporti tra chiese anglicane "africane" (soprattutto nigeriana ed ugandese) da un lato ed episcopale statunitense dall'altra. I principali motivi di divisione sono state l'ordinazione a vescovi di una donna e di un gay dichiarato. Del resto, la scelta di ordinare sacerdoti anche le donne aveva già spinto alcuni vescovi anglicani, inglesi e statunitensi, a passare al cattolicesimo.
Anabattismo
L'anabattismo (in greco ανα (di nuovo) +βαπτιζω (battesimo), ovvero battezzati di nuovo, in tedesco Wiedertäufer) è un movimento religioso di matrice cristiana nato in Europa nel XVI secolo, in seguito alla Riforma protestante ed in opposizione al cattolicesimo.
Anabattisti: chi sono e da dove vengono
Il nome Anabattisti viene dal greco ana+baptizo, cioè ri-battezzo. Gli Anabattisti sono una chiesa di stampo protestante originatasi in Europa nel 1500, nell'ambito della Riforma Protestante. Il nucleo originario degli Anabattisti va probabilmente fatto risalire alla Sassonia, in Germania.
La denominazione fu coniata dai critici che contestavano la pratica, tipica del movimento, di disconoscere la validità del battesimo dei bambini e di battezzarli (nuovamente) da adulti. Tuttavia il battesimo in età adulta è considerato il solo vero: il termine ribattezzatore è, dal punto di vista anabattista, del tutto fuori luogo.
La reazione nei loro confronti fu, ancora fino ai primi anni del 1900, di violenza e repressione unanimemente condivisa. Luterani, Calvinisti e Cattolici si impegnarono a cancellare il credo Anabattista dalle radici con una impressionante serie di violenze. Questo è uno dei principali motivi della cronica scarsità di fonti certe sulla storia del movimento.
Il credo anabattista
Gli anabattisti tendono a chiamarsi tra loro Fratelli, Credenti o Cristiani. Teologicamente parlando, le differenze tra loro e i Protestanti sono scarse. Tuttavia, pur essendosi originati dalla Riforma protestante, i suoi tre maggiori teorici li apostrofarono con scarsa benevolenza (Lutero li chiamava i Fanatici) e trattarono con grande durezza. Premesso questo, e premessa la già citata scarsità di fonti sulle origini del movimento, possiamo tratteggiare alcune caratteristiche portanti delle chiese Anabattiste:
la vera chiesa è fondata sul dettato evangelico, sull'esempio delle prime comunità cristiane cui deve uniformarsi il più possibile e su una morale stretta e coerente.
Cristo è l'unico capo della chiesa, che quindi non può avere gerarchia, teologia, liturgia e quant'altro, ma deve essere formata dal gruppo dei credenti e dalla loro umile e quotidiana imitazione dell'esempio di Cristo.
La Bibbia, e in particolare il Vangelo, è tutto ciò che un cristiano necessita in quanto a credo: non ha senso, quindi la presenza di autorità che interpretino il dogma e lo propongano ai fedeli. Dell'applicazione quotidiana dei precetti evangelici si occupa l'esperienza della comunità, cui i credenti devono partecipare con la loro umile ricerca di salvezza.
La salvezza è possibile solo a fronte della consapevole ricerca e imitazione di Cristo: un neonato non può avere tale consapevolezza e il battesimo, su di lui, è un'imposizione inutile. Il battesimo viene dato in età adulta a chi manifesta il chiaro proposito di abbandonare il male del mondo e seguire ogni giorno l'esempio di Cristo, come un discepolo.
La salvezza non avviene per sola fede, come nel Luteranesimo: il battesimo giustifica il credente e lo rigenera, superando l'intrinseca corruzione della condizione umana. Dal battesimo in poi l'esempio di Cristo modifica la vita del credente nel profondo e nel profondo questi è chiamato a servirlo.
Lo Spirito Santo illumina il credente nell'intimo dell'anima e la sua influenza è fondamentale.
Il mondo è corrotto e sotto la costante influenza di Satana.
Non si può essere fedeli a Dio e vivere nel mondo, come non si può servire a Dio e a Mammona.
Poiché un credente è di Cristo e non del mondo non giura, non oppone violenza alla violenza quindi non combatte e non presta servizio militare. Non ricopre cariche pubbliche o politiche.
Ne consegue la struttura religiosa dinamica di comunità che tendono a separarsi dal resto del mondo, percepito come corrotto e corruttore, al punto da non voler ricoprire cariche pubbliche e non votare. Va detto, tuttavia, che l'eredità dei Fratelli si è declinata in chiese e contesti diversi (Amish, Mennoniti, Battisti), che diversamente interpretano la necessità e totalità di questa separazione, rispetto al dettato evangelico di apertura verso il prossimo e ricerca di chi si sia smarrito o non conosca il messaggio di Cristo.
Cenni Storici: le origini
I dati storici non sono moltissimi poiché il movimento, esplicitamente rivoluzionario, incontrò feroci resistenze e persecuzioni violente in tutta Europa. Il tramandarsi delle fonti fu dunque estremamente difficoltoso.
Possiamo tuttavia ricostruire quanto segue. Nel dicembre del 1521 giunsero a Wittenberg, provenienti da Zwichau, tre esponenti di un gruppo protestante: Nikolaus Storch, Thomas Drechsel e Markus Stübner. Questi vollero parlare con Lutero per dibattere della necessità di impartire il battesimo solo agli adulti e non ai bambini.
Possiamo desumere, a posteriori, che dall'incontro non fosse emersa possibilità di intesa, poiché quattro anni dopo sappiamo che si formò un gruppo separato di anabattisti a Zurigo.
Il gruppo che si formò a Zurigo sotto la guida di Konrad Grebel, Simon Stumpf, Felix Manz, Wilhelm Reublin e Hans Brötli proveniva dalle file di Ulrico Zwingli e ne criticava la decisione di affidare allo Stato la riforma della Chiesa. Inoltre le posizioni del gruppo erano di riforma radicale su molte questioni di credo e di costume, mentre Zwingli appoggiava una riforma graduale.
Il gruppo iniziò a predicare una forma di chiesa che verrà chiamata, successivamente, "chiesa libera": priva di clero, costituita da pochi eletti, votata al martirio, strettamente aderente alle Scritture e con una forte concezione non-violenta. Grebel, in particolare, voleva riportare il battesimo alla pratica originaria, ovvero a quella di conversione maturata in età adulta che legava strettamente l'uomo ad una comunità differente dal resto del mondo.
La reazione delle autorità fu immediatamente di ostilità all'idea e Zurigò emanò due diritti che impedivano la pratica del battesimo da adulti. Il gruppo di Grebel li ignorò e cominciò la predicazione nella città e nei suoi immediati dintorni.
La risposta di Zwingli fu chiara e durissima: iniziarono le prime persecuzioni di una lunga serie, che non risparmiarono nemmeno le donne, i vecchi e i bambini. Nel 1525 il gruppo si unì alla rivolta contadina di Frankenhausen, soffocata nel sangue dall'esercito regolare dei Principi tedeschi. Si delineava sempre con maggior evidenza la natura rivoluzionaria del movimento, che subiva sempre maggior persecuzioni: sfuggiti dalla galera, Blaurock fu bruciato vivo e Manz affogato nel fiume Limmat nel 1529.
Le comunità, tuttavia, si diffusero in tutta la Germania grazie alla predicazione di Wilhelm Reublin, Michael Sattler e Bathasar Hubmaier, che venivano dal gruppo di Zurigo. I tratti del credo trovarono una loro fisionomia più definita nel 1527 quando Sattler stilò la Confessione di Schleitheim, che ne sintetizzava i principi. Nello stesso anno si tenne nella città di Augusta il primo sinodo Anabattista: i leader convenuti furono quasi tutti trucidati, che tributò all'evento il nome di Sinodo dei Martiri.
La rivolta di Münster
Perseguitato altrove, il movimento anabattista prese il controllo della città di Münster con la forza nel rigido inverno del 1534. Gli individui che presero parte all'evento non portarono gloria al movimento né ai suoi principi e si macchiarono di crimini sinistri in una chiesa che predicava la non violenza e un grande rigore morale e che non mancò di condannarli e sconfessarli in seguito.
Ai cittadini di Münster fu chiesto di ricevere il nuovo battesimo. Molti rifiutarono, vennero spogliati di ogni avere ed espulsi dalla città nella campagna innevata, dove molti morirono. Le loro case vennero occupate e depredate.
L'esperienza degenerò ulteriormente quando altri anabattisti provenienti da varie città si unirono al gruppo, mentre l'esercito del principe-vescovo della regione, Franz von Waldeck, giungeva alle porte della città ponendola sotto assedio. Il principe era cattolico, ma trovò ampi consensi tra i Protestanti: in breve Münster fu presa in trappola da un esercito di circa 2.500 uomini e soldati, i temuti Lanzichenecchi.
I capi della rivolta, Jan Matthys, Johan Bokelson e Bernhard Knipperdolling, istituirono un vero regno di terrore millenaristico nella città, che chiamarono nuova Sion e di cui si dichiararono i re. Imposero la totale comunione dei beni, al punto di proibire la chiusura delle porte delle case perché chi era nel bisogno potesse prendere ciò che gli serviva quando lo desiderava. Fu abolito il denaro ed ogni bene prezioso fu avocato alla causa. Ogni libro, ad eccezione della Bibbia venne bruciato, mentre chi si oppose veniva eliminato.
La comunione dei beni si estese, per motivi non del tutto chiari, anche alle donne e venne imposta una poligamia forzata: nessuna aveva diritto di restare nubile ed era moglie comune di qualunque uomo la volesse. La situazione portò ad un'inevitabile serie di stupri, di suicidi e violenze, dal momento che il rifiuto della donna o il tentativo di proteggerla da parte di un uomo equivaleva alla morte sulla pubblica piazza, spesso per mano della folla inferocita. Bokelson stesso, che si era proclamato re alla maniera di Davide, ebbe 16 mogli. Una di esse rifiutò l'unione e venne da lui stesso decapitata nella piazza della città.
La rivolta di Münster durò poco più di un anno e mezzo, e terminò con pari violenza: la città era alla fame e circondata dall'esercito dei Lanzichenecchi quando (nel 1535) un cittadino aprì le porte all'esercito, che entrò massacrando quasi tutta la popolazione, inclusi coloro che si erano arresi. I capi del movimento vennero presi, torturati per ottenere l'abiura e, constatata l'inutilità della cosa, giustiziati. I loro corpi vennero appesi in 3 gabbie al campanile della chiesa di San Lamberto sotto gli occhi di tutti. Le gabbie sono ancora lì oggi, anche se le spoglie vennero rimosse.
La rivolta di Münster segnò un punto di non ritorno per il movimento, che non ebbe mai più la possibilità di assumere alcun tipo di potere politico: tutte le autorità di qualsiasi orientamento, infatti, si impegnarono a reprimere il movimento con grande violenza e con il dichiarato intento di cancellarlo dalla terra. Il nome stesso di Anabattisti venne cancellato dalle cronache e i membri subirono persecuzioni e torture tanto dai Protestanti quanto dai Cattolici. Il movimento sopravvisse comunque e generò altre chiese, quali i Mennoniti e, da questi, successivamente gli Amish. Tutti gli aderenti ripudiarono i crimini, gli eccessi e le dottrine dell'esperienza di Münster, rifiutando ogni forma e occasione di rivoluzione violenta e sostenendo la netta distinzione tra stato e chiesa-credenti.
L'evoluzione della chiesa anabattista
Dopo la tragedia di Münster, il movimento isolò la frangia violenta ed estremista di Jan van Batenburg (1495-1538). Il credo Anabattista non si fermò di fronte alle persecuzioni violente di cui venne fatto oggetto negli anni successivi, che furono caratterizzati dalla pressoché assoluta intolleranza al dialogo religioso da parte di tutte le diverse chiese d'Europa. Gli anni del XVII secolo, in particolare, furono tormentati da violenze, guerre e persecuzioni incrociate degli uni sugli altri.
La predicazione continuò in modo sotterraneo, ad opera di pastori, spesso itineranti, che sceglievano una vita di pericoli e di stenti.
Attraverso al mediazione e riflessione di David Joris e dei Familisti di Hendrik Niclaes, il movimento giunse alla predicazione dell'ex sacerdote olandese Menno Simons, che compattò il movimento: la corrente principale prese da lui il nome e divenne la chiesa Mennonita.
I Mennoniti si propagarono in Olanda, Prussia, Ucraina. Altri, come già gli Hutteriti e i Quaccheri, emigrarono negli Stati Uniti, in Pennsylvania, sulla scia del "santo esperimento" di William Penn.
Alla fine del XVII secolo, dai Mennoniti si staccarono gli Amish, ad opera di Jakob Amman. Oggi scomparsi in Europa, hanno comunità numerose in diversi stati degli USA.
In Inghilterra, l'Anabattismo influenzò tutti i movimenti congregazionalisti. Di essi fece parte il movimento Battista, fondato da John Smyth nel XVI secolo, da cui derivano le odierne chiese Battiste, diffuse soprattutto negli Stati Uniti. Si dibatte sul fatto che abbia o meno influenzato anche i Brownisti di Robert Browne. Anche in Italia sorsero nel Cinquecento, soprattutto nel Veneto, fiorenti comunità anabattiste (nel 1550 ebbe addirittura luogo, a Venezia, un Sinodo anabattista con sessanta delegati), ma ben presto furono cancellate dalla repressione inquisitoriale. In Alto Adige l'anabattismo fu portato da Jakob Hutter, poi condanato a morte e arso sul rogo nel 1536 per ordine dell'arciduca d'Austria Ferdinando I che due anni dopo divenne imperatore (imperatore 1558-1564). I seguaci di Hutter furono espulsi dall'Alto Adige e trovarono rifugio in Moravia, dove rimasero spezzettati in gruppetti poco appariscenti fino alla guerra dei Trent'anni (1618-1648). Di nuovo perseguitati, iniziarono una serie di migrazioni: dapprima in Transilvania, poi nell'Ucraina allora polacca, poi in Russia, ed infine in Canada e negli Stati Uniti (Sud Dakota), come altri Tedeschi di Russia dove tuttora vivono. Diversi storici contemporanei indicano l'anabattismo,con l'applicazione di forme sociali di tipo comunista ovvero comunanza dei beni,(nello specifico Hutteriti,nome tratto dal fondatore Jakob_Hutter ad es.)un'anticipazione e/o una matrice storica di contenuti di movimenti di sinistra extra-parlamentare, specialmente per quanto riguarda l'ala anarchica.
Monofisismo
Il monofisismo è una dottrina religiosa cristiana in cui si afferma che nella persona storica di Gesù Cristo esista una sola natura, la natura divina del Figlio di Dio. L'umanità di Gesù, dunque, fu solo apparente, o per lo meno totalmente "dissolta" nella sua divinità.
Il V secolo [modifica]
La teoria monofisita è stata sviluppata da Eutiche (378 - 454), archimandrìta di un monastero con più di trecento monaci a Costantinopoli. Nel 448, Eutiche scese in campo nella disputa teologica con Nestorio, che affermava la presenza di due persone distinte (l'una divina e l'altra umana) in Cristo. Eutiche, invece, affermò che, prima dell'incarnazione, c'erano due nature, ma dopo una sola, quella divina, derivata dall'unione delle due nature stesse. Secondo alcuni autori, però, il vero fondatore del monofisismo fu San Cirillo di Alessandria (376-444), Vescovo e Padre della Chiesa), altri, invece, considerano fondatore Apollinare di Laodicea.
Il cosiddetto Secondo Concilio di Efeso
La chiave di volta per la diffusione del monofisismo fu il Secondo Concilio di Efeso del 449, presieduto da Flaviano (Patriarca di Costantinopoli dal 446 al 449): l'insegnamento di Eutiche venne dichiarato ortodosso. Le decisioni, però, erano falsate dal clima di terrore instaurato da Dioscoro, infatti furono destituiti i più importanti teologi antiocheni, con l'accusa di nestorianesimo e perfino Flaviano venne aggredito da sostenitori di Eutiche che ne causarono la morte. Il concilio si concluse con l'assoluzione di Eutiche e la scomunica di Flaviano e di Papa Leone Magno (Papa dal 440 al 461, lo stesso che partecipò alla missione inviata da Ezio presso Attila, sul Mincio nel 452).
In preparazione del Concilio, Papa Leone Magno aveva inviato due rappresentanti, latori di una lunga lettera, nota come Tomus ad Flavianum, in cui sottolineava la propria posizione contraria al monofisismo. Di fronte all'insuccesso, egli dichiarò nullo il concilio, definendolo un latrocinium, ma l'imperatore Teodosio II (imperatore d'oriente dal 408 al 450, lo stesso che aveva fatto edificare la grande cinta muraria di Costantinopoli, nipote di Teodosio il Grande) lo ritenne valido.
Il Concilio di Calcedonia
Le cose cambiarono con la morte di Teodosio, quando il trono passò al cognato di lui Marciano, che aveva sposato la sorella del defunto, Pulcheria. L'Imperatrice rifiutò le conclusioni del Secondo Concilio di Efeso in tanto quanto esse avevano sostenuto le tesi di Eutiche (mentre certamente non rifiutava la confutazione delle tesi di Nestorio).
Venne convocato un nuovo Concilio a Calcedonia, nel 451, convocato dall'imperatrice Pulcheria, cattolica ortodossa, il monofisismo venne condannato, Dioscoro ed Eutiche esiliati, Flaviano proclamato martire della fede e la scomunica a Papa Leone Magno dichiarata nulla.
Pulcheria era cattolica ortodossa ma, certamente, essa ebbe anche a cuore la preservazione dell'unità dell'impero, già messa sufficientemente a dura prova dai popoli barbari (basti pensare che la vittoria di Ezio su Attila ai Campi Catalaunici è del 451, seguita dalla invasione unna dell'Italia nel 452).
Certamente al successo del Concilio contribuirono le pressioni del cugino di Pulcheria, Valentiniano III, imperatore d'occidente. Certamente quest'ultimo agì in accordo con Papa Leone Magno che, nel 450, inviò una nuova missione, capeggiata questa volta da Sant'Abbondio, vescovo di Como: egli ottenne che il successore di Flaviano, Anatolio (Patriarca di Costantinopoli dal 449 al 458) sottoscrivesse, finalmente, la famosa Tomus ad Flavianum, inviata già due anni prima.
Le chiese monofisite moderne
Il monofisismo si sviluppò in molte parti dell'Impero Romano d'Oriente, ma particolarmente in Egitto, Etiopia, Siria e Armenia. Oggi queste chiese, ancora esistenti, si autodefiniscono apostoliche, ortodosse o ortodosse copte, creando confusione con le chiese ortodosse calcedonesi, generalmente conosciute come Ortodosse o Cattoliche.
Egitto
Dopo che Dioscoro fu bandito, l'imperatore Marciano (450-457) fece eleggere, al seggio di Alessandria, Proterio. Ma questi fu semplicemente ignorato dai fedeli ed assassinato nel 457. Fu, invece, eletto a Patriarca d'Alessandria, nel 457, Timoteo Eluro. Questa elezione però diede luogo alla creazione di due fazioni contrapposte: i cattolici ortodossi, chiamati Melkiti, fedeli all'imperatore, e i monofisiti.
Aeluro, con l'aiuto dei monaci cristiani egiziani, detti Copti, fu il fondatore della Chiesa Egizia monofisita, detta appunto Chiesa Copta; il monachesimo copto, particolarmente legato al Patriarcato di Alessandria sin dall'epoca di Atanasio, ne seguì la scelta di fede.
Il tipo di monofisismo adottato dai Copti rifiutò però il concetto espresso da Eutiche di fusione tra le due nature, divina e umana, di Gesù, per favorire un'unione come tra corpo e anima.
Nel periodo 484-519, durante lo scisma provocato dal patriarca di Costantinopoli, Acacio di Berea, il monofisismo si rinforzò in Egitto, grazie soprattutto a Pietro Mongo, vescovo di Alessandria e successore di Aeluro, che accettò lo Henoticon, il documento di compromesso (poi fallito) tra cattolici e monofisiti, voluto dall'imperatore Zenone (474-475 e 476-491).
I contrasti col potere centrale bizantino furono quidi esacerbati dalla questione religiosa, tanto che i copti accolsero favorevolmente il dominio degli arabi quando questi conquistarono l'Egitto nel 642.
Etiopia
L'Etiopia venne cristianizzata, nel IV secolo, da san Frumenzio, diventato vescovo di Axum nel 356. Le resistenze nei confronti della nuova religione furono elevate e solo nel VI secolo il Cristianesimo riprese vigore con l'arrivo dei c.d. "Nove Santi", monaci monofisiti giunti in Etiopia, forse per sfuggire alle persecuzioni dei cattolici. La Chiesa di Etiopia è stata dal V al XX secolo, sotto la diretta influenza della Chiesa Copta d'Egitto.
Siria
Il monofisismo in Siria fu fondato dal patriarca Severo di Antiochia, intorno al 515, ma nel 518, un sinodo, convocato dall'imperatore Giustino I, depose Severo ed iniziò una campagna di persecuzione nei confronti dei monofisiti. Giovanni Bar Qursos, vescovo di Tella, però, si mise ad ordinare quanti più preti monofisiti possibili su un vasto territorio corrispondente agli odierni Siria, Turchia, Libano, Iraq e Armenia. Simile azione fu compiuta da Giacomo Baradeo, nominato vescovo di Edessa nel 542 con la protezione dell'imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano. Baradeo fu il vero fondatore della Chiesa Siriana Occidentale, chiamata in suo onore Giacobita.
La Chiesa Siriana poté svilupparsi sotto le dinastie arabe almeno fino al XII secolo. L'invasione di Tamerlano, però, nel 1380, le continue lotte interne, le persecuzioni da parte dei Turchi (durante la Prima Guerra Mondiale) portarono ad un rapido declino della Chiesa, che fu, solo parzialmente, compensata dall'unione con la Chiesa siro-malabita, di origine nestoriana, riunitasi con i (ex nemici) giacobiti siriani nel 1603 pur di sopravvivere al tentativo portoghese di farla riassorbire dal Cattolicesimo: artefice di tale decisione fu il patriarca Thomas Parampil.
Armenia
Il Cristianesimo in Armenia fu introdotto da San Gregorio l'Illuminatore nel 314, anche se la data ufficialmente accettata è il 306, mentre un altro santo, Meshrob Mashdotz diede alla nazione l'alfabeto armeno. La Chiesa Armena rimase fino al V secolo sotto l'influenza bizantina, ma durante il Concilio di Calcedonia del 451 gli armeni ruppero le relazioni, in quanto non condividevano la dottrina della doppia natura di Cristo. Essi si accostarono al monofisismo, se pur con varianti locali, anche perché i persiani, nemici di sempre, avevano aderito al nestorianesimo. I bizantini cercarono più volte di riportare l'Armenia al cattolicesimo e nel 591, l'imperatore Maurizio, provocò una scissione interna, facendo nominare un patriarca fedele alla dottrina di Calcedonia. Questa scissione non durò a lungo e, nel 645, al sinodo di Tvin, furono condannate le decisioni di Calcedonia. In quegli anni, l'Armenia fu occupata dagli arabi, che garantirono una certa libertà religiosa.
Oggi si contano circa 3.000.000 di fedeli armeni sparsi per il mondo (Armenia, Medio Oriente, Europa e Americhe, solo in USA, i fedeli sono oltre 400.000).
Nestorianesimo
Il Nestorianesimo è una forma di cristianesimo che prende il nome da Nestorio (sinistra), patriarca di Costantinopoli. Dal punto di vista dottrinale il nestorianesimo si distingue per la cristologia differente da quella ortodossa, poiché non riconosce le definizioni del Concilio di Efeso ma solo quelle dei primi due concili ecumenici, Nicea I e Costantinopoli. I nestoriani, infatti, sostenevano la presenza in Cristo non di due nature ma piuttosto di due persone (il dio e l'uomo), per cui negavano a Maria di Nazaret l'appellativo di "madre di Dio" perché genitrice del solo Cristo-uomo. Le chiese nestoriane ebbero una grandissima diffusione in Asia, dall'Impero Persiano fino alla Cina, ma ora sopravvivono comunità molto ridotte.
La diffusione del nestorianesimo in oriente si inserì in una complessa lotta sia con l' "ortodossia" (cattolici ed ortodossi), che con il monofisismo. Nel 451, anno della morte di Nestorio, si tenne il Concilio di Calcedonia, che condannò sia il nestorianesimo, che il Monofisismo. Ciò nonostante dalla zona più orientale dell'impero continuò la propagazione del nestorianesimo.
In Asia
Già nel 431, la Chiesa nestoriana di Seleucia-Ctesifonte, nel regno sassanide della Persia, fondata nel 410, si era isolata dagli "ortodossi". Barsumas di Nisibis fu il più grande diffusore del nestorianesimo in Persia. Infatti, nel 489, fece aprire una scuola di teologia nella sua città, accogliendo gli insegnanti espulsi dall'arcivescovo Ciro dopo la chiusura della scuola teologica di Edessa.
Nel 486, al sinodo di Seleucia, la Chiesa persiana accettò il credo dei nestoriani e, nel 498, il patriarca di Seleucia divenne il patriarca nestoriano di Persia, Siria, Cina e India e gli "ortodossi" furono espulsi dal territorio. Oltre a convertire molti zoroastristi in Persia, furono portati alla fede cristiana dai nestoriani gli Unni Bianchi nel VI secolo, i Keraiti (nell'Asia centrale) e gli Onguti (popolazione tartara) nel XI secolo. La massima diffusione in Cina del nestorianesimo si ebbe con la consacrazione di un vescovo a Pechino.
Due eventi storici segnarono il declino del nestorianesimo in Asia: l'invasione di Tamerlano del 1380 e l'espansione dell'Islam con la conversione della Persia. Fin quando in Persia dominarono gli arabi Omayyadi, i nestoriani poterono continuare a crescere, ma, sotto la dinastia Abbasside, la situazione peggiorò decisamente.
La Chiesa nestoriana di Cipro, nel 1445, si riconciliò con la Chiesa Cattolica. La Chiesa nestoriana di Socotra si è estinta nel XVII secolo.
I siro-malabaresi
La Chiesa siro-malabarese, nata sulla costa del Malabar in India, conosciuti anche come Cristiani di San Tommaso apostolo (Mar Thoma).
La Chiesa siro-malabarese, nel 1599, in seguito al sinodo di Diamper, decise la riunione con il Cattolicesimo. Una cospicua parte dei fedeli, pur di mantenere rito, liturgia e lingua siriaca, abbandonarono però la Chiesa, aderendo nel 1603 al "monofisismo" del patriarca Thomas Parampil.
I caldei
I cristiani assiri, detti caldei, sono eredi dei nestoriani che, in seguito dell'invasione di Tamerlano del 1380, trovarono rifugio sui monti del Kurdistan. Nel XVI secolo, ci fu un tentativo di conciliazione con la Chiesa Cattolica ed il metropolita Abdisho fu invitato ad assistere al Concilio di Trento. Una parte dei fedeli si riunì con la Chiesa Cattolica nel 1551. Questa integrazione, però, portò alla scissione, guidata dal vescovo Denha Simeon, con la costituzione della Chiesa Caldea.
Nel XX secolo i caldei sono passati attraverso numerosi espulsioni e stragi compiuti dai Iracheni, Turchi e Curdi, ciò ha quasi totale estinto questa chiesa, anche perché molti fedeli, per sopravvivere, hanno dovuto emigrare negli anni '40 negli Usa ed in Canada. Attulamente i cristiani caldei sono circa 250.000.
sabato 25 aprile 2009
DERIVAZIONI DAL CRISTIANESIMO ANTICO
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Pubblicato da Fabry alle 14:29 0 commenti
CATTOLICESIMO
La Chiesa cattolica è, nell'accezione più comune, la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità al papa di Roma.
La Chiesa cattolica ritiene che in sé stessa sussista la Chiesa universale, fondata da Gesù Cristo, a cui appartengono tutti i cristiani battezzati, distinguendo fra coloro che sono in piena comunione con la Chiesa cattolica e le altre Chiese che da essa sono separate.
Il termine "cattolico" mutua il greco καθολικός (katholikòs), aggettivo che significa «universale, secondo il tutto». Il termine compare per la prima volta con Ignazio di Antiochia (sinistra) che si rivolge alla comunità di Smirne: «Là dove c'è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica» (Ad Smyrnaeos, 8).
Tra le Chiese cristiane, la Chiesa cattolica è quella che conta il maggior numero di fedeli a livello mondiale, con un'alta percentuale in Europa e in America meridionale.
Il termine cattolico
Tre sono i significati principali del termine "cattolico": etimologico, confessionale, teologico.
Come detto, il termine "cattolico" viene dal greco καθολικός, che significa "universale".
È il riconoscimento che la Chiesa fondata da Gesù Cristo (sinistra), grazie alla sua opera missionaria, che ha origine da un preciso mandato del Suo Fondatore, è aperta, si rivolge al mondo intero, a tutti i popoli e a tutte le razze. Questo è il significato primo del termine, così come viene esplicitato nel Credo cristiano: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica...".
Con le separazioni in seno alla Chiesa cristiana originaria, separazioni avvenute già nei primi secoli, ma poi inaspritesi con la separazione dall'Oriente cristiano (1054) e con le Riforme protestanti del XVI secolo, il termine "cattolico" ha assunto un significato "confessionale", ad indicare quella parte della Chiesa cristiana originaria, fedele al Vescovo e Papa di Roma, e che riconoscono in lui l'autorità suprema della Chiesa.
Ciò non toglie che, da un punto di vista strettamente teologico, tutte le "confessioni cristiane" sono "cattoliche", nel senso che tutte, su mandato del loro unico e medesimo Fondatore, Gesù Cristo, sono chiamate all'universalità della loro missione.
Panoramica
La Chiesa cattolica nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, 8, del Concilio Vaticano II dichiara essere «l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore n
ostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida» e dichiara che «Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui».
La Chiesa cattolica esiste in forma attuale nella chiesa retta dal vescovo di Roma, il papa, e da tutti i vescovi in comunione con lui, senza escludere quindi che la Chiesa cattolica possa egualmente sussistere, in gradi differenti, anche in altre chiese non in comunione con il vescovo di Roma.
Informazioni sugli insegnamenti e l'organizzazione della Chiesa cattolica possono essere reperite nel Catechismo della Chiesa cattolica, nell'Annuario pontificio, nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese Orientali.
La sua diffusione fu rapida e continua in numerose aree dell'Impero romano, anche se venne riconosciuta come lecita solo nel IV secolo con l'editto di Milano di Costantino I.
Dottrina
Una moderna sintesi di tutta la dottrina cattolica può essere trovata nel Catechismo della Chiesa cattolica, la cui ultima versione è stata redatta nel 1992 sotto papa Giovanni Paolo II da una commissione con a capo il cardinale Joseph Ratzinger, dal 2005 papa Benedetto XVI.
La Chiesa cattolica insegna che è stata istituita da Dio per la salvezza di tutte le genti e che questo scopo viene raggiunto con gli insegnamenti e l'amministrazione dei sacramenti attraverso cui Dio garantisce la grazia.
Sono considerate fonti della rivelazione la Bibbia e la Tradizione. Vengono considerati autorevoli i canoni di 21 Concili ecumenici, di cui i primi sette in comune con le Chiese orientali, e gli scritti dei Padri della Chiesa.
Organizzazione ecclesiastica
Suddivisioni territoriali
La Chiesa cattolica è composta da tutti i suoi battezzati, e da un punto di vista territoriale è suddivisa in sedi o chiese particolari,
chiamate diocesi nella Chiesa latina ed eparchie nelle Chiese orientali. Alla fine del 2004 il numero delle sedi era 2.755 (Annuario Pontificio del 2005). Le diocesi sono affidate ad un vescovo (eparca per le eparchie), che è considerato il successore degli apostoli. A capo del collegio dei vescovi sta il vescovo di Roma, il papa, che è considerato il successore dell'apostolo Pietro.
Le diocesi sono a loro volta suddivise in parrocchie, rette dai parroci. Col Concilio di Trento (XVI secolo) venne data grande importanza anche alle parrocchie rurali, mentre più anticamente erano state le pievi, raggruppamenti di paesi intorno al centro più grande della zona, a segnare la divisione delle diocesi.
Chiese e riti cattolici
Diversamente dalle "famiglie" o "federazioni" di Chiese formate dal riconoscimento mutuo di corpi ecclesiali distinti, la Chiesa cattolica si considera un'unica chiesa incarnata in una pluralità di chiese locali o particolari, in quanto "realtà ontologicamente e temporalmente preesistente ad ogni chiesa individuale particolare".
La Chiesa cattolica riconosce grande importanza alle chiese particolari, la cui importanza teologica è stata evidenziata dal Concilio Vaticano II; il termine chiesa particolare ha due usi distinti:
può riferirsi ad una diocesi, che nel Decreto sulla pastorale dei vescovi Christus Dominus viene descritta come: "una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore, e da questi radunata nello Spirito Santo per mezzo del Vangelo e della eucaristia, costituisca una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica."
oppure ad una chiesa sui iuris che si differenzia per una maggiore autonomia come riconosciuto dal Concilio Vaticano II nel decreto sulle chiese cattoliche orientali Orientalium Ecclesiarum che riconosce le chiese o riti particolari.
L'Ordine sacro
La struttura ecclesiastica cattolica è organizzata secondo una gerarchia di livelli dell'ordine sacro. In ordine decrescente essi sono:
Vescovo, che è il successore dei dodici apostoli.
Presbitero
Diacono
Questi ordini (insieme, in passato, agli ordini minori) costituiscono nel complesso il clero.
Il Papa
La Chiesa cattolica insegna che Gesù conferì all'apostolo Pietro l'autorità ultima su tutta la comunità dei suoi discepoli: secondo l'interpretazione cattolica Cristo conferì a Pietro nei pressi di Cesarea di Filippo il primato sugli altri apostoli e su tutta la Chiesa (Matteo 16,13-20) e lo riconfermò dopo la resurrezione nell'apparizione presso il lago di Tiberiade (Giovanni 21,15-19).
Il contesto del primo episodio è quello della domanda di Gesù ai discepoli riguardo alla sua identità. Alla risposta di Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù replica: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.»
Nel secondo episodio invece Gesù chiede per tre volte a Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami?», e ogni volta alla sua risposta affermativa replica: «Pasci le mie pecorelle.»
Tali passi sono interpretati dalla Chiesa cattolica nel senso forte di un primato di insegnamento e giurisdizione su tutta la Chiesa, e sono la base della dottrina del primato papale.
Il ruolo del papa è andato crescendo nel II millennio, fino a raggiungere il suo apice nel XIX secolo con la dichiarazione sull'infallibilità papale del Concilio Vaticano I.
Secondo questa dottrina il Papa può esercitare il diritto di dare insegnamenti riguardo alla fede ed alla morale da ritenere parte del deposito della fede o sviluppi con essa compatibili, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il "suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" e "definisce una dottrina circa la fede e i costumi".
Comunque, a partire dalla definizione dell'infallibilità del 1870, quest'ultima è stata chiamata in causa una sola volta da papa Pio XII nel 1950, nella promulgazione del dogma dell'Assunzione di Maria.
La procedura per l'elezione del Papa e la nomina dei vescovi ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli: dai tempi moderni il Papa viene eletto in conclave dai cardinali, i Principi della Chiesa; a lui compete invece nominare direttamente i membri del clero di gerarchia più elevata di rito latino, a partire dai vescovi (normalmente dopo consultazione con gli altri prelati). Nelle Chiese cattoliche orientali i vescovi vengono nominati dai rispettivi patriarchi, secondo gli usi locali.
Il Papa è assistito nei suoi compiti dai cardinali. Tutti i membri della gerarchia ecclesiastica rispondono a lui ed alla Curia Romana nel suo insieme. Ogni Papa continua il suo servizio fino alla morte (ciò valeva anche per gli altri vescovi fino a non molto tempo fa) o rinuncia (che è avvenuta due volte in tutta la storia del papato).
Il Papa risiede attualmente nella Città del Vaticano, stato indipendente situato nel centro di Roma e riconosciuto dalla diplomazia internazionale come Santa Sede.
Istituti di Vita consacrata
Nel corso dei secoli si sono sviluppate esperienze comunitarie al di fuori della diocesi, soprattutto configurate in Monachesimo, Ordini mendicanti e Congregazioni religiose. I primi, a cui si può dare la nascita in occidente con la Regola benedettina, si svilupparono in un momento di crisi (VIII - XII secolo) come tentativo di instaurare un particolare e più intimo legame con Dio. I secondi, nati durante la riforma del XII sec. si caratterizzano nelle loro diversità per la ricerca di attualizzare il messaggio cristiano nella società, tra questi ricordiamo i Francescani e i Domenicani. Non sono mancate, dal XIX secolo, le Congregazioni religiose maggiormente attente ai bisogni dei giovani, degli anziani e di altre categorie sociali svantaggiate. Tra esse spiccano le comunità missionarie, con lo scopo precipuo di diffondere la fede cattolica in tutto il mondo.
Movimenti ecclesiali
Nel XX secolo ha preso avvio il fenomeno dei movimenti ecclesiali: questi sono associazioni di fedeli ispirate da un carisma particolare e che si organizzano autonomamente dalla normale gerarchia (vescovi e parroci). Tra i movimenti riconosciuti dalla Chiesa cattolica vi sono:
Azione Cattolica (riconosciuta come la più importante associazione laicale dalla C.E.I.)
Comunione e Liberazione
Comunità di Sant'Egidio
Focolarini
Cammino neocatecumenale
Rinnovamento nello Spirito
AGESCI Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani
Nota: L'Opus Dei (che precisamente dal punto di vista canonico è una "prelatura personale") non è un movimento, bensì è una istituzione della Chiesa cattolica facente parte integrante della struttura gerarchica ed apostolica della Chiesa stessa.
Liturgia
La liturgia è il culto pubblico della Chiesa. Essa consiste nei sacramenti e nella preghiera pubblica, secondo le feste dell'anno liturgico. Le forme sono molto variate nel corso dei secoli e, fino agli anni '60 del XX secolo, nelle Chiese cattoliche di rito romano e ambrosiano essa era celebrata in latino, ragione per cui la Chiesa cattolica occidentale era anche detta Chiesa latina.
Le liturgia varia in base ai riti e alle famiglie liturgiche: il più diffuso, specialmente in occidente, è il rito latino (il più seguito in Italia).
La Chiesa cattolica celebra la Eucaristia (o Messa) in modo particolare la domenica e gli altri giorni festivi come celebrazione solenne e festosa della "resurrezione di Cristo", considerata conseguenza diretta del suo sacrificio sul Calvario. Messe feriali sono celebrate tutti i giorni a parte il Venerdì Santo e il Sabato Santo (giorni aliturgici).
Altro pilastro della preghiera liturgica è la Liturgia delle ore (o ufficio divino), che consiste nella "consacrazione" del corso del giorno e della notte, le ore canoniche Le principali ore sono Lodi e Vespri (Preghiera del mattino e della sera). Le preghiere consistono principalmente in salmi. Possono essere aggiunti da uno a tre periodi di preghiera intermedi (Terza, Sesta e Nona) e un'altra preghiera dopo il tramonto (Compieta), ed un altro periodo variabile dedicato principalmente a letture dalla Bibbia o a padri della Chiesa. Come per la messa, la liturgia delle ore ha ispirato importanti composizioni musicali dal canto gregoriano alla polifonia, fino alle complesse orchestrazioni dell'età barocca.
Storia della Chiesa
Si è soliti distinguere 4 fasi della storia della Chiesa:
storia della Chiesa in epoca Antica: dalla nascita, con Gesù Cristo, fino al sorgere del Sacro Romano Impero Germanico con Carlo Magno (I-VIII secolo);
storia della Chiesa in epoca Medievale: da Carlomagno fino alla nascita degli Stati nazionali assolutistici nel XIV-XV secolo (soprattutto Francia e Spagna);
storia della Chiesa in epoca Moderna: è l'epoca dei grandi Concili del XV e XVI secolo, della rottura dell'unità religiosa dell'Europa Occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la rivoluzione francese;
infine la storia della Chiesa in epoca Contemporanea: dalla Rivoluzione Francese ai nostri giorni.
La denominazione Chiesa cattolica
Anticamente per Chiesa cattolica si intendevano tutti i cristiani la cui dott
rina era considerata ortodossa; Agostino d'Ippona (sinistra) scrisse nel 397 riguardo ad alcune Chiese che considerava eretiche:
« [...] lo stesso nome di Cattolica, che, non senza un motivo, solo questa Chiesa ha ottenuto in mezzo a numerosissime eresie, per cui, benché tutti gli eretici vogliano dirsi cattolici, tuttavia se uno domanda a qualche straniero dove si riunisca la Cattolica, nessuno degli eretici ha l'ardire di mostrare la sua basilica o la sua casa. »
(Agostino d'Ippona, Contro la lettera di Mani, verso 4 )
Fino all'anno Mille, prima dello scisma d'Oriente (1054), con il termine Chiesa cattolica si identificava l'intera Chiesa orientale e occidentale, e prima della Riforma protestante il termine "cattolico" non aveva assunto anche il significato confessionale che ha avuto dal Concilio di Trento, che può essere considerato l'evento che ha formato la fisionomia moderna della Chiesa, anche in rapporto alle altre confessioni cristiane.
Tutte le Chiese cristiane si professano parte dell'una, santa, cattolica ed apostolica chiesa dichiarata nel simbolo niceno-costantinopolitano, non intendendo con questo la chiesa cattolica come confessione. In conseguenza del significato odierno del termine cattolico alcune chiese protestanti preferiscono la dizione Chiesa universale ed aggiungono l'attributo romana alla dizione della Chiesa cattolica.
La denominazione Chiesa cattolica apostolica romana
Storia del nome "Chiesa cattolica romana"
Recentemente si è diffuso l'anglicismo Chiesa cattolica romana, derivato dall'inglese Roman Catholic Church. Questa denominazione aveva originariamente un significato polemico ed era intesa come un ossimoro dichiarante la limitazione geografica alla pretesa di universalità della Chiesa cattolica, oltre che essere analoga alla denominazione geografica di alcune chiese di stato protestanti. In realtà il termine è improprio, poiché la Chiesa cattolica è formata dalla Chiesa di Roma più altre chiese orientali e occidentali.
L''Oxford English Dictionary, autorità in fatto di lingua inglese, dava la seguente spiegazione della locuzione «Roman Catholic» nella sua versione dell'inizio del XX secolo:
« L'uso di questo termine composto in luogo di Romano, Romanista o Romista, che hanno acquisito un significato spregiativo, sembra essere comparsa nei primi anni del XVII secolo. Per ragioni diplomatiche è stato usato nei negoziati con Spanish Match (1618-1624) ed appare in documenti formali legati a questo stampati da Rushworth (I, 85-89). Dopo quella data fu adottato generalmente come un termine non controverso ed è stato riconosciuto legalmente anche in designazioni ufficiali, sebbene nell'uso ordinario il singolo termine "Cattolico" sia utilizzato molto di frequente. »
(New Oxford Dict., VIII, 766)
L'uso della definizione "cattolici romani" ha in realtà un'origine più antica; uno scrittore di simpatie puritane, Percival Wiburn, usò il termine «Roman Catholic» ripetutamente nel suo articolo Checke or Reproofe of M. Howlet (in risposta ad un gesuita che aveva scritto sotto lo pseudonimo di Howlet); scrisse ad esempio «voi cattolici romani che chiedete tolleranza» (p. 140), «parlous dilemma or streicht in cui voi cattolici romani siete stati portati» (p. 44).
Robert Crowley, anglicano, nel suo libro A Deliberat Answere, pubblicato nel 1588, pur adottando in preferenza termini quali «cattolici romisti» o «cattolici papisti», scrisse anche al riguardo: «who wander with the Romane Catholiques in the uncertayne hypathes of Popish devises» (p. 86).
Altri scritti simili risalenti al periodo poco successivo alla riforma protestante mostrano come termini quali «romano» fossero usati indifferentemente insieme a «papista» da parte di protestanti che rifiutavano l'uso del termine «cattolico» per definire i soli cristiani che riconoscevano l'autorità del papa.
Uso odierno della denominazione "Romana"
La Chiesa cattolica accetta la denominazione «romana» nelle relazioni con le altre chiese cristiane, alcuni utilizzano il termine limitatamente alle Chiese cattoliche di rito latino.
Alcune Chiese cristiane utilizzano comunque il nome Chiesa cattolica anche in discorsi formali e in documenti da esse sottoscritti, ad esempio i documenti scritti in comune dalla Chiesa Cattolica e dalla Federazione Mondiale delle Chiese Luterane e nelle "Comuni dichiarazioni cristologiche tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa assira orientale"
Altre Chiese cattoliche
Molte altre chiese cristiane si definiscono «Chiesa cattolica» o una sua parte, tra queste la Chiesa ortodossa d'oriente, la Chiesa ortodossa d'occidente, le Chiese luterane e anglicane, la Chiesa cattolica tradizionalista e altre confessioni religiose cristiane.
Altri nomi usati solo dai fedeli
Al suo interno la Chiesa cattolica utilizza anche gli appellativi Corpo mistico di Cristo, Popolo di Dio, Sacramento universale di salvezza (cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 748-810).
Relazioni con i cristiani di altre Chiese
Dei 21 concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa cattolica i primi sette sono accettati dalle Chiese ortodosse di tradizione bizantina, la famiglia delle Chiese ortodosse "pre-Calcedoniane" riconosce i primi tre e i cristiani di tradizione nestoriana solo i primi due.
Il dialogo ha mostrato che benché la separazione sia avvenuta molti secoli fa, rispettivamente in coincidenza con i concili di Costantinopoli nel 1054, Calcedonia nel 451 e Concilio di Efeso nel 431, le differenze nella dottrina concernono più spesso formule e riti che elementi sostanziali.
Emblematica è la Dichiarazione Cristologia Comune tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Assira Orientale sottoscritta da «Sua Santità papa Giovanni Paolo II, vescovo di Roma e Papa della Chiesa Cattolica, e Sua Santità Mar Dinkha IV, Patriarca Cattolico della Chiesa Assira Orientale» l'11 novembre 1994.
La differenza tra le due chiese ruota intorno a questioni antiche quali la disputa sulla legittimità dell'espressione «Madre di Dio» o di «Madre di Cristo» riguardo a Maria che emerse nel concilio di Efeso nel 431. Mentre la tradizione della Chiesa cattolica utilizza entrambe le espressioni, la Chiesa Assira si riferisce a Maria come «Madre di Cristo nostro Dio e Salvatore». La dichiarazione enuncia che entrambe le chiese riconoscono la natura sia umana che divina di Gesù e che «Entrambi riconosciamo la legittimità e correttezza di queste espressioni della stessa fede e rispettiamo le preferenze di ciascuna Chiesa nella sua vita liturgica».
Le controversie maggiori riguardano il riconoscimento del primato papale e il timore che l'unione ecclesiale si risolva in un assorbimento delle chiese di minore dimensione da parte della numericamente maggiore componente latina della Chiesa cattolica e l'accantonamento o l'abbandono di antiche e ricche eredità teologiche, liturgiche e culturali.
Sussistono differenze molto maggiori con le dottrine delle Chiese Riformate, che i cattolici ritengono avere rotto con la tradizione del passato mentre esse, per parte loro, dichiarano di averlo fatto per meglio rispondere ai veri insegnamenti degli apostoli. Tuttavia anche con questi gruppi il dialogo ha quantomeno contribuito a chiarire alcuni fraintendimenti delle altrui dottrine.
Critiche alla Chiesa cattolica
Nel corso dei secoli alla Chiesa cattolica sono stati mosse accuse di vario tipo, sia dal punto di vista religioso che politico. Le accuse che si susseguirono negli anni furono: nei primi secoli del Cristianesimo, provenienti dagli ambienti popolari della religione tradizionale greco-romana, di infanticidio e incesto; nel Medioevo, provenienti da gruppi pauperistici eretici, di avere abbandonato la presunta povertà di Gesù; con il protestantesimo di avere pervertito le pure dottrine dei tempi antichi e della Bibbia (centro dell'attività dei riformatori); con l'illuminismo e il positivismo di oscurantismo, cioè di voler ostacolare il trionfo della ragione prima e della scienza poi, esemplificato in istituzioni e episodi come l'inquisizione, il processo a Galileo Galilei e a Giordano Bruno. Il comunista russo Trockij, citando il liberale inglese Lloyd George, definì la Chiesa "la centrale elettrica del conservatorismo". La Chiesa è stata anche accusata, ad esempio dai nazisti, di essere un'organizzazione omosessuale, soprattutto per quanto riguarda la vita monastica, mentre dalla seconda metà del XX secolo fra le accuse più comuni sono da ricordare quelle relative alla storia del rapporto con l'ebraismo, l'omofobia e il maschilismo delle istituzioni cattoliche.
Mentre da parte ecclesiastica si ribatte tuttora non esiste accordo sull'entità di queste colpe e la loro sussistenza è un tema molto dibattuto. Attualmente comportamenti da parte di alcuni ecclesiastici punibili per legge hanno condotto allo scoppiare dello scandalo dei preti pedofili, che dagli Stati Uniti si è propagato anche nel nostro Paese.
Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto pubblicamente che ci sono stati membri sia tra i fedeli laici che tra il clero (inclusi vescovi e papi) che si sono macchiati di colpe. Sebbene abbia invocato il perdono di Dio e degli uomini per i peccati «dei figli e delle figlie della Chiesa», sia riguardo alle azioni che alle omissioni, questo papa non ha chiesto perdono alle stesse vittime. Ma, sempre secondo Giovanni Paolo II, i peccati degli uomini di Chiesa non implicano che la Chiesa in sé ne sia colpevole in quanto ad essa sono attribuibili altrettanti meriti.
Esistono infine ricorrenti critiche che riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa: in particolare, ci sono filoni culturali, ideologici e politici che contestano l'influenza esercitata dalle gerarchie cattoliche sui governi di vari paesi nelle scelte di ordine etico - morale. E da queste la Chiesa è spesso ritenuta il principale ostacolo allo sviluppo scientifico in alcuni campi come le ricerche che richiedono cellule staminali embrionali e sperimentazioni su embrioni umani; anche se la difesa dell'integrità dell'embrione umano non è battaglia univoca di ambienti clericali.
Diffusione nel mondo
Numero di appartenenti
Si stima appartengano alla Chiesa cattolica oltre un miliardo di persone rappresentanti circa la metà dei 2,1 miliardi di cristiani nel mondo. Questo numero deriva da statistiche e riguarda il numero di effettivi fedeli che si dichiarano cattolici, non il numero di battezzati; le statistiche sul numero di fedeli della Chiesa cattolica sono effettuate con le stesse metodologie previste per le altre chiese.
L'Annuario pontificio del 2003, basato sui dati forniti dalle diocesi cattoliche, indica la cifra di 1.085.557.000 fedeli battezzati senza includere i cattolici in Cina ed in alcuni altri paesi in cui sussistono ostacoli a contatti regolari con Roma. Secondo la legge canonica sono considerati membri tutti coloro che sono stati battezzati o ricevuti all'interno della Chiesa cattolica avendo fatto una professione di fede, esclusi coloro che hanno formalmente rinunciato ad essere membri.
Tendenze
Il numero di cattolici nel mondo è attualmente in crescita particolarmente in Africa ed Asia mentre è declinato in Europa; l'incremento tra il 1978 ed il 2000 è stato di 288 milioni. Chiese Riformate ed evangelici hanno avuto successo tra la popolazione dell'America del sud in cui sono diventate una importante minoranza. In molti paesi industrializzati la pratica religiosa ha subito un declino dal XIX secolo (secolarizzazione), ma rimane più alta all'interno della Chiesa cattolica che in altre chiese maggiori. Il numero di cattolici è attualmente in declino in tutto il mondo, e particolarmente in Europa e America settentrionale. A dispetto di una ingente crescita registrata nell'America latina dei secoli scorsi, recenti statistiche del US Pew Forum on Religion and Public life stimano che anche lì il numero dei cattolici è in discesa.Dal 2000, quando i dati dimostravano circa 125 milioni di fedeli in Brasile, il numero dei cattolici ha proseguito con la diminuzione che tra gli anni Settanta e Ottanta portò ad un calo del 4.1%, mentre nei vent'anni successivi a una diminuzione il triplo più rapida di quella precedente, pari al 12.3%; per un totale di 16.4% dagli anni Settanta al 2000. Il crollo nel numero dei cattolici è da calcolare tenendo presente l'ascesa del numero dei gruppi protestanti in particolare calvinisti ed evangelici — del 2.8% tra gli anni Settanta e Ottanta, e tre volte tanto nel ventennio successivo —, e delle religioni sincretiche afroamericane quali l'Umbandismo, il Candomblé e il Vudù.
L'incremento di fedeli tra il 1978 ed il 2000 è stato di 288 milioni. Nei Paesi industrializzati la religione cattolica è in declino dal XIX secolo nel solco della crescente secolarizzazione.
Risorse economiche
Occorre distinguere tra lo Stato della Città del Vaticano e le singole Chiese locali (chiamate anche Conferenze episcopali).
Lo Stato della Città del Vaticano è amministrato dalla Prefettura per gli Affari Economici, che si occupa della gestione finanziaria dello Stato sovrano più piccolo al mondo. Le fonti di reddito principali sono:
L'Obolo di san Pietro, costituito dalle elemosine offerte al papa dai fedeli in tutto il mondo: nel 2002 il gettito è stato di 52,8 milioni di euro.
Gli incassi dei Musei Vaticani (circa 4 milioni di visitatori all'anno).
I profitti realizzati dall'Istituto per le Opere di Religione (IOR), istituto bancario incaricato di investire il patrimonio della Santa Sede.
Le Conferenze episcopali nazionali gestiscono autonomamente il bilancio della Chiesa nei vari Paesi, raccogliendo le offerte dei fedeli e, in alcuni Paesi, godendo di finanziamenti dallo Stato. In Italia, in base al Concordato del 1983, ogni fedele può scegliere di versare l'8 per mille dell’Irpef alla Chiesa Italiana (936,5 milioni di Euro nel 2004).
Di seguito le entrate relative ad alcuni paesi:
Italia 981 milioni di euro
Stati Uniti d’America 5000 milioni di euro
Francia 446,5 milioni di euro
Si consideri però che lo stato italiano oltre all'8 per mille spende altri 10 miliardi di euro per la chiesa cattolica, a partire da esenzioni fiscali, sovvenzioni per istituti ecclesiastici e molto altro.
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Pubblicato da Fabry alle 11:19 0 commenti
venerdì 24 aprile 2009
CRISTIANESIMO
Il Cristianesimo è una religione monoteista a carattere universalistico, originatasi nel I secolo dalla religione ebraica, fondata sull'insegnamento attribuito a Gesù Cristo ed elaborato nella letteratura neo-testamentaria. Assieme a Ebraismo e Islam, il Cristianesimo viene classificato come religione abramitica.
Tra le religioni maggiori è la più diffusa, con circa 2,1 miliardi di fedeli.
Dottrina
Il cristianesimo si basa sulle rivelazioni che, secondo la tradizione, Dio avrebbe fatto al popolo di Israele (tradizione comune anche alla religione ebraica), e sulla predicazione e la dottrina di salvezza di Gesù di Nazareth detto Il Cristo ("Unto di Dio"). Questa tradizione sarebbe rispecchiata nella Bibbia (Antico Testamento e Nuovo Testamento), considerato un testo ispirato ma non dettato da Dio, e quindi un testo sacro. Importante anche l'elaborazione teologica dei secoli successivi, presente nella letteratura cristiana e nei Padri della Chiesa.
Storia e origine
Il cristianesimo emerse dal Giudaismo nel I secolo. I cristiani assunsero dal giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni.
Suddivisioni
Le chiese cristiane possono essere classificate in diversi modi. Una suddivisione abbastanza semplice è quella che distingue le chiese occidentali da quelle orientali.
Le Chiese occidentali sono quelle derivate dalla Chiesa latina, la cui autorità si estendeva originariamente da Roma sulla parte occidentale dell'Impero Romano. Oltre alla stessa chiesa cattolica, di questo gruppo fanno parte tutte le chiese protestanti (termine che si riferisce al rapporto conflittuale di queste chiese con il cattolicesimo, ed in particolare con il papato) che da essa si sono staccate nel corso dei secoli. Fra di esse, le più importanti sono, indubbiamente, quelle nate nel XVI secolo con il movimento della Riforma (luterani, calvinisti, anglicani ecc.), ma vi sono anche gruppi che hanno origini diverse come ad esempio i valdesi.
Ad oriente abbiamo invece le chiese ortodosse, emanazioni delle chiese di lingua greca nate originariamente nel territorio dell'Impero Romano d'Oriente. A differenza di quanto accadde in Occidente, per quanto la chiesa greca assumesse rilevanza particolare, essa non fu mai in grado di imporre la propria supremazia sulle chiese "sorelle", che rimasero autocefale. Allo stesso modo, anche le chiese fondate da missionari ortodossi (specialmente fra le popolazioni slave) si resero rapidamente autonome dalle rispettive chiese-madri, considerandosi allo stesso loro livello. Fra queste la più importante è indubbiamente la Chiesa ortodossa russa.
Da notare che le chiese ortodosse, da una parte, e quella cattolica dall'altra, sono tra loro scismatiche, ma non si considerano reciprocamente eretiche, a differenza di quanto avviene per esempio per le chiese protestanti.
Infine, fra le chiese orientali vanno annoverate le cosiddette chiese orientali antiche, derivate dalle dispute sul monofisismo e il nestorianesimo, teologicamente differenti dalle chiese ortodosse vere e proprie (entrambe nacquero durante le controversie cristologiche del V e VI secolo).
Sono sorti anche altri culti del Cristianesimo, i quali o vogliono differenziarsi dai primi qui menzionati, oppure affermano di avere una linea storica separata. I più estesi fra questi sono i testimoni di Geova ed i mormoni, che, anche se ritenute derivazioni del protestantesimo anglosassone, sono fortemente caratterizzate sia dalle figure individuali dei primi fondatori del XIX secolo, sia dalle convinzioni interne che le portano a ritenersi chiese od organizzazioni completamente esclusive dal punto di vista dottrinale ed organizzativo. I mormoni hanno inoltre libri aggiuntivi forniti dal loro fondatore, dove le dottrine cristiane vengono ampliate e ridiscusse in modo completamente univoco ed originale.
Vi sono, infine, una serie di culti cristiani ormai estinti, soprattutto legati alle numerosissime eresie (variamente represse) che interessarono tutta la cristianità nella sua storia: fra gli altri, segnaliamo il cristianesimo ariano (che ebbe una grande importanza storica all'epoca delle invasioni barbariche) e l'eresia degli albigesi (o catari).
Classificazione secondo i Concili ecumenici
Un'altra possibile classificazione cronologica è quella basata sui Concili ecumenici riconosciuti e sugli scismi ad essi successivi.
Cristianesimo antico preniceno
Il Cristianesimo delle origini (seconda metà del I secolo) si presenta con il duplice aspetto di Giudeo-cristianesimo ed Etno-cristianesimo ( o Cristianesimo dei Gentili), come si desume dai racconti degli Atti di San Luca e da alcune lettere di San Paolo (come la Lettera ai Galati, le lettere ai Corinzi). Tuttavia mostra che le due anime convivono senza alcuna scissione e di avere raggiunta una formula di concordia con il Primo Concilio di Gerusalemme (Atti 15)
Successivamente oltre alla Chiesa post apostolica, che lentamente si organizzò attorno ai cinque patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, sono presenti diversi gruppi minoritari che in seguito si sono estinti, fra cui:
Ebioniti, una deviazione del Giudeo-cristianesimo.
Gnosticismo cristiano,nelle sue variegate espressioni.
Chiesa Marcionita
Montanisti, movimento profetico-escatologico che espresse tutta una serie di chiese locali del tutto autonome e scollegate.
Chiese orientali antiche
Si tratta delle antiche chiese d'oriente che non hanno accettato le definizioni dogmatiche del Concilio di Efeso
Chiese dei Due Concili
Le Chiese dei Due Concili sono le cosiddette chiese nestoriane:
Chiesa apostolica assira d'Oriente (o chiesa d'Oriente, o Chiesa persiana, o siro - orientale).
La chiesa ha due branche: un patriarca catholicos a Kotchanès (Iran), sulla frontiera turco persiana, dove vivono circa 100.000 assiro caldei; la dignità patriarcale è ereditaria da zio a nipote. Esiste anche un patriarca a Baghdad (Iraq).
Chiesa siriana Mar Thoma di Malabar a Muvattupula.
Chiese dei Tre Concili
Le Chiese dei Tre Concili sono nate dal rifiuto delle conclusioni del Concilio di Calcedonia del 451. Sono anche chiamate Chiese non calcedonesi e talvolta Chiese monofisite, sebbene non tutte lo siano.
Chiesa ortodossa copta (Patriarcato di Alessandria al Cairo)
Chiesa ortodossa etiopica (Patriarcato catholicos di Addis Abeba)
Chiesa siriaco ortodossa (Giacobita) (Patriarcato di Antiochia a Damasco)
Chiesa ortodossa siro malankara a Kottayan (Kerala)
Chiesa apostolica armena (o gregoriana, o ortodossa) + Catholicosato di Cilicia residente a Antéliaa (Libano) + Catholicosato d'Etchmiadzine residente a Vagharchapad, vicino ad Erevan (Armenia)
La maggior parte di queste chiese ha subito uno scisma in età moderna con la formazione di un patriarcato cattolico uniato parallelo, adesso considerato chiesa sui iuris all'interno della Chiesa cattolica.
Chiese ortodossa e cattolica
Le attuali chiese ortodosse e cattolica hanno in comune le definizioni dei primi 8 concili ecumenici. Dopo lo scisma d'Oriente la chiesa cattolica svolgerà altri 13 concili ecumenici, non riconosciuti però dall'oriente.
Chiese della Riforma Protestante
Le chiese della Riforma protestante sono le chiese sorte dalla Chiesa latina nel XVI secolo in seguito alla riflessione teologica di Martin Lutero, Giovanni Calvino, Ulrich Zwingli e altri, nonché dall'appoggio politico e sociale che ebbero dai principi dell'Europa centro - settentrionale. Le chiese protestanti possono venire genericamente suddivise così:
Chiesa Anglicana
Chiese della Confessio Augustana o luterane
Chiese riformate o calviniste
Chiese Libere: Anabattista, Mennonita, Amish, Quacchera, Unitariana, ecc…--
Diffusione
Sotto il termine Cristianesimo sono raggruppate chiese molto diverse tra loro e, a volte, in polemica tra loro: secondo il World Christian Trends (2001) i cristiani sono complessivamente il 33 % degli abitanti del globo e sono così divisi: cattolici 17,5%; protestanti 5,6%; ortodossi delle varie chiese (russa, greca, armena) 3,6%; anglicani 1,3%; copti ed altri (battisti e pentecostali in ascesa) 5,0%.
Attualmente il cristianesimo è la religione più diffusa al mondo, con circa 2,1 miliardi di fedeli[4] (1 miliardo di cattolici, 500 milioni di protestanti, 240 milioni di ortodossi, e 275 milioni d'altri), davanti all'Islamismo, tra 900 milioni ed 1,4 miliardi, e all'Induismo, tra 850 milioni e un miliardo.
Gran parte delle statistiche si fondano su sondaggi a campione nei vari stati o sui dati delle anagrafi (quando la religione professata è registrata), preferiti rispetto ai dati forniti dalle varie organizzazioni religiose che spesso si riferiscono al numero di battezzati, ignorando la posizione di coloro che, battezzati nell'infanzia (come accade presso la Chiesa cattolica di rito latino), si siano discostati dal cristianesimo in età adulta.
È noto che in Europa occidentale ad esempio l'aderenza alla pratica religiosa delle varie chiese in età adulta è, ormai da parecchi anni, in forte calo, mentre negli Stati Uniti o al di fuori dell'Occidente esso appare in crescita, oppure, in certe aree del Terzo Mondo come il Sud America si sia avuta un'avanzata delle chiese evangeliche di tipo pentecostale a scapito del cattolicesimo tradizionale, quindi con movimenti e travasi fra le varie confessioni cristiane.
Nell'Europa contemporanea
L'occidente europeo ha subito, a partire dalla fine del '700, una progressiva diminuzione degli aderenti alle chiese storiche, cioè al cattolicesimo e alle diverse confessioni protestanti. Questo processo ha avuto un'accelerazione nel XX secolo, soprattutto a partire dagli anni '60. Nell'Europa dell'est la scristianizzazione di stato è avvenuta prima in Russia (nell'ex Unione Sovietica) e poi, nel dopoguerra, nei paesi governati da regimi comunisti satelliti dell'URSS. Dopo il 1989 le chiese orientali hanno di nuovo avuto libertà di culto. La caduta progressiva dei divieti ha portato alla luce un desiderio represso fino ad allora di spiritualità con l'apertura di numerose chiese di varie confessioni di tipo cristiano, assieme al proliferare di culti esotici ed esoterici.
In Europa occidentale da molte persone la fede cristiana è percepita come "poco moderna", come in effetti è, se si considerano le antiche origini della chiesa cristiana e le sue radici nell'ancora più antica religione ebraica. Bisogna aggiungere che il concetto di modernità è molto vago e controverso, e non da tutti considerato necessariamente positivo. In Europa occidentale inoltre, a causa dell'immigrazione da altri paesi con altre tradizioni religiose, dell'interesse verso nuove religioni e della diffusione dell'agnosticismo, il numero di aderenti al cristianesimo ha subito un declino complessivo, pur rimanendo la religione più diffusa.
Riti e pratiche
Culto settimanaleGiustino martire (sinistra), nel II secolo d.C. dà la prima descrizione completa delle pratiche rituali della prima Chiesa, la cui struttura di base è mantenuta dalla maggior parte delle chiese:
Nel giorno detto del Sole (domenica) si radunano in uno stesso luogo tutti coloro che abitano nelle città o in campagna, si leggono le memorie degli apostoli o le scritture dei profeti, per quanto il tempo lo consenta; poi, quando il lettore ha terminato, il presidente istruisce a parole ed esorta all'imitazione di quei buoni esempi. Poi ci alziamo tutti e preghiamo e, come detto poco prima, quando le preghiere hanno termine, viene portato pane, vino e acqua, e il presidente offre preghiere e ringraziamenti, secondo la sua capacità, e il popolo da il suo assenso, dicendo Amen. Poi viene la distribuzione e la partecipazione a ciò che è stato dato con azioni di grazie, e a coloro che sono assenti viene portata una parte dai diaconi. Coloro che possono, e vogliono, danno quanto ritengono possa servire: la colletta è depositata al presidente, che la usa per gli orfani e le vedove e per quelli che, per malattia o altre cause, sono in necessità, e per quelli che sono in catene e per gli stranieri che abitano presso di noi, in breve per tutti quelli che ne hanno bisogno. »
Il simbolo del pesce
Le prime comunità cristiane per identificare la propria religione non
utilizzavano la croce cristiana, brutale e ignominioso strumento di morte, ma il pesce. "Pesce" in greco antico si dice ἰχθύς (ichthýs) e fu considerato come l'acronimo di 5 parole, identificative dello status di Gesù Cristo: Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Ὑιός Σωτήρ (Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr), che significa "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore", cui spesso si accompagnava il genitivo ζωντῶν= dei viventi.
Storia del Cristianesimo
La storia del cristianesimo abbraccia tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi.
Si è soliti distinguere 4 fasi della storia della Chiesa:
storia della Chiesa in epoca Antica: dalla nascita, con Gesù Cristo, fino al sorgere del Sacro Romano Impero con Carlomagno (I-VIII secolo);
storia della Chiesa in epoca Medievale: da Carlomagno fino alla nascita degli Stati nazionali assolutistici nel XIV secolo (soprattutto Francia e Spagna); inizio di rottura col Medioevo è la lotta tra Papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo il Bello
storia della Chiesa in epoca Moderna: è l'epoca della nascita degli Stati nazionali, dei grandi Concili del XV e XVI secolo, della rottura dell'unità religiosa dell'Europa Occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la rivoluzione francese;
infine la storia della Chiesa in epoca Contemporanea: dalla Rivoluzione Francese ai nostri giorni.
Le origini e la diffusione nell'impero romano
Dato che ogni re degli ebrei era "unto del Signore", cioè Messia, cioè Cristo (tale titolo infatti era stato di Davide, Salomone e di tutti i re successivi) storicamente il cristianesimo nasce dal messianismo ebraico del primo secolo ossia dall'attesa della liberazione nazional-religiosa annunciata nelle profezie, resa spasmodica dal senso di imminenza che si era sviluppato all'epoca della dominazione romana.
Di qui le prime persecuzioni dei cristiani in quanto sobillatori dell'ordine costituito e non propugnatori di una particolare fede religiosa. Infatti i "messianisti", ovverosia quegli ebrei che avevano seguito il Cristo in questa sua ambizione e che, pertanto, non nutrivano una grande simpatia per il potere romano che aveva declassato Israele da "regno di Dio" (Malkut Yahweh) a semplice provincia di un grande impero pagano.
Eusebio di Cesarea (sinistra), nella Historia Ecclesiastica (III 20,1-2) racconta:
"Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne (di Gesù, n.d.a.), i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. L'evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch'egli, come Erode, temeva la venuta del Messia..."
Le origini e il primo secolo
A partire dai primi tempi dell'impero romano, nel primo e secondo secolo, gli intellettuali pagani avevano organizzato e unificato tutto il pensiero cresciuto nella vasta area ellenizzata e romanizzata, dando vita a una filosofia "sincretica".
Il Cristianesimo emerse dal Giudaismo nel I secolo. I cristiani assunsero dal Giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni. Il libro degli Atti degli Apostoli dice che i primi ad essere chiamati "cristiani" erano stati i discepoli di Gesù che si radunavano nella città di Antiochia e che vi si erano rifugiati dopo le prime persecuzioni in Palestina, probabilmente pochi anni dopo la vita di Gesù.
Con la predicazione di San Paolo apostolo (sinistra) si formarono anche comunità di "gentili", cioè di persone di origine non ebraica, prevalentemente di cultura greca. Nel II secolo d.C. le chiese giudeo-cristiane (quelle vicine all'ebraismo) vennero progressivamente estromesse dall'ebraismo che stava riorganizzando le proprie strutture e basi religiose dopo la crisi della distruzione del Tempio del 70 d.C., mentre le chiese dei gentili continuarono ad espandersi. Gli storici indicano col termine "Grande Chiesa" l'insieme delle comunità derivate dai vari apostoli (sia quelli di Gerusalemme che quelli legati a Paolo di Tarso) che più avanti confluirono nella Chiesa cattolica e ortodossa del primo millennio cristiano, per distinguerle dai gruppi marginali di ispirazione cristiana che elaborano particolari dottrine che non sarano accettate dalla maggioranza, come gli ebioniti e gli gnostici o l'eresia di Marcione.
Tra secondo e terzo secolo
La diffusione del Cristianesimo si colloca all'interno di una più vasta diffusione nell'Impero Romano di altre religioni originarie della parte orientale dell'impero, quali ad esempio i culti di Iside o di Mithra.
A differenza delle altre, l'organizzazione sacerdotale cristiana fu molto capillare, e si occupò dell'assistenza agli emarginati e dell'insegnamento. Il pensiero cristiano era sempre stato "contro-corrente", in netta opposizione allo Stato. In seguito ai tentativi anche violenti di sradicarlo, la Chiesa trovò modo di adattarsi alla convivenza con la realtà terrena. Così, sempre più volentieri, anche funzionari imperiali e gli stessi militari, già attratti da vari culti monoteisti orientali, poterono professare il cristianesimo e affidarsi alla nuova organizzazione.
Nel periodo in cui inizia la crisi dell'impero, l'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli conquistati (212) testimonia l'unità raggiunta dalla civiltà antica nel III secolo dell'era cristiana.
Inizialmente il messaggio di Gesù aveva attecchito fra i poveri d'Israele. Ma non furono pochi i "romani" di classi elevate, come Paolo di Tarso, che si convertirono fin da subito alla nuova religione. E già nel I secolo il cristianesimo aveva raggiunto alcuni ambienti di corte. I primi cristiani non erano solo poveri o emarginati. C'erano già un certo numero di persone, comuni e non, scontente della politica o della religione imperiale.
Ma evidentemente la risposta della cultura classica ai problemi spirituali sia degli intellettuali sia della gente comune non era stata sufficiente. E così, nel II secolo le comunità cristiane si diffusero in tutto l'impero, ampiamente tollerate dalle autorità imperiali, durante il loro "periodo d'oro". Infine nel III secolo, quando il cristianesimo si diffuse ovunque, fra guerre e crisi, la classe dirigente tradizionale non fu più capace di contrastare l'azione popolare degli amministratori cristiani, un'azione che, sebbene si svolgesse ancora al limite della legalità, coinvolgeva ormai ampi settori della società civile.
La crescita era stata continua e la nuova religione aveva fatto breccia sotteraneamente anche nella classe dirigente. Nonostante l'opposizione di alcuni imperatori, nel III secolo la religione cristiana rivaleggiava con vecchi e nuovi culti, soprattutto nei grossi centri urbani, che facevano da riferimento amministrativo. Finché, contro il sempre più alto numero di nuovi fedeli convertiti, alcuni imperatori passarono occasionalmente alla repressione di massa. I cristiani non si arresero, anzi si opposero radicalmente, elevando inni fanatici al martirio e alla gloria di Dio, e ottenendo paradossalmente nuove conversioni.
Alcuni imperatori, sostenuti da quella parte di classe senatoriale che non gradiva affatto il cambiamento in atto, cercarono di porre un argine ai problemi economici dell'impero requisendo le proprietà della chiesa cristiana, ma i motivi economici furono l'ultima postilla a una diatriba trisecolare. La nuova religione era sempre stata contraria al dominio imperiale e le persecuzioni avevano soprattutto motivazioni politiche, filosofiche e religiose. Il monoteismo stava insidiando ovunque la vecchia cultura politeista. Era un vero e proprio scontro di idee e mentalità.
Tra terzo e IV secolo
quest'epoca di guerre e militarizzazione la cultura pagana si distribuì universalmente, o "democraticamente", nei vasti territori imperiali. Tutti adesso erano "romani", ma la romanità e la classicità erano già in declino. Se la struttura politica traballava, le parole d'ordine divennero concordia, armonia ed unità. Nei circoli politici e intellettuali, come nelle comunità religiose, si parlava spesso di "potere unico", ovvero di monarchia, di regno, di unità. Così come si aspirava all'unificazione civile dell'impero, si ricercava anche l'unificazione della sfera intellettuale e della sfera divina.
Il cristianesimo si opponeva sicuramente e palesemente alla cultura dominante, ma d'altra parte anche i suoi intellettuali erano impegnati nella rielaborazione dei sistemi filosofici ellenici e nella loro unificazione col monoteismo.
Molti intellettuali "classici" avevano nettamente separato la loro filosofia dalla religione, affermando esplicitamente che gli dèi non esistevano. Ma nel III secolo la società intera fu pervasa da uno spirito religioso talmente forte che i vecchi culti, per nulla sopiti, si ridestarono, si trasformarono e si unificarono anch'essi, rispondendo in modo creativo alla sfida monoteista. Ma, proprio quando il monoteismo divenne un fenomeno di massa, gli imperatori reagirono in modo aggressivo e perseguitarono i cristiani violentemente quanto in passato.
Quando Costantino (sinistra con Papa Silvestro I) si pose alla testa del movimento monoteista, all'inizio del secolo successivo, ci fu ancora una fase di discussione fra intellettuali di ogni categoria e di ogni confessione religiosa. Alla fine del IV e nel V secolo, però, la crisi multilivello dell'impero arrivò a un grado talmente alto da portare sconforto in ogni settore: militare, politico, civile, economico e culturale. Per l'uomo non sembrava esserci più alcuna speranza in questa terra. L'unica salvezza era in Cielo. Il cristianesimo divenne l'unica religione legale. La Chiesa divenne intollerante e autoritaria. La lotta alle idee divenne fondamentale per la gestione sociale. La libertà di pensiero fu resa impossibile.
Una seconda fase della Chiesa è quella della patristica, cioè la formazione di un corpus di commenti alle scritture e di testi sul rapporto con la tradizione classica greco romana e il giudaismo. Sono numerose anche le apologie nei confronti di tali sistemi dottrinali dovuti a scrittori, spesso ecclesiastici, che sono costretti a ripensare le dottrine del cristianesimo nell'ambito della cultura dell'epoca.
Tra IV e V secolo
Sin da subito si pose il problema del rapporto tra Cristianesimo e stato, l'Impero Romano. Il Cristianesimo, da religione messianica di ambientazione ebraica e con un messaggio prettamente ad "uso e consumo" degli ebrei, grazie alla sua diffusione negli ambienti della diaspora e all'apertura paolina ai "romani" (alle istituzioni, alla tradizione giuridica e alla cultura), nel corso dei secoli acquistò una forza tale che da cambiarne lo status giuridico: da religione illecita (fino a Costantino) a religione tollerata e in seguito, con Teodosio, a religione di Stato. Cominciò progressivamente a differenziarsi anche la mentalità delle Chiese latine rispetto a quelle greche, e con i concili ecumenici si assistette ad una definizione rigorosa dell'ortodossia e alla formazione di un linguaggio teologico specifico cristiano, mutuato dalla filosofia greca. Ciò comportò anche il distacco di alcune chiese "etniche" dall'alveo della Grande Chiesa (vedi Chiese orientali antiche), che vennero comunemente indicate come Chiesa cattolica e ortodossa, nelle sue espressioni territoriali (chiesa latina, greca, alessandrina)
L'imperatore Giuliano (361-363) aveva tentato inutilmente di tornare al politeismo. Ma la società stava cambiando. E, per la cultura greco-romana, la situazione stava precipitando. La razionalità, per quanto approfondita, non era più sufficiente a spiegare un mondo immerso nella "decadenza". L'ansia e l'angoscia non accennavano a diminuire. La struttura politica aveva già perso da tempo la sua vecchia autorità morale. Era nata una nuova istituzione, molto forte, a carattere "spirituale", che si rivolgeva direttamente al cuore dell'uomo. Un'organizzazione, ispirata al monoteismo cristianizzato, che da "giovane ribelle ingenua" si era fatta "adulta e responsabile". Questa istituzione - la Chiesa - riempì il vuoto morale che si era creato nell'umanità e assorbì tutte le richieste di giustizia. L'impero diventava un impero celeste.
In nome di una giustizia migliore, in tutto il mondo conosciuto divenne impossibile esprimere opinioni contrarie a quelle del potere. L'autorità civile si associò a quella religiosa e arrivava ovunque. La legge, e la giustizia in generale, erano considerate come concessione volontaria di un solo Dio onnipotente. Non c'era più un patto con la divinità. Bisognava solo amarla e ringraziarla. Gli imperatori e gli uomini che nacquero da quest'epoca in poi furono sempre più spesso fervidi credenti. L'educazione che ricevevano e la cultura che seguivano sarebbero state sempre più monolitiche e dogmatiche.
Dal suo riconoscimento ufficiale era passato mezzo secolo. Dopo qualche decennio di diatribe teologiche, la Chiesa cristiana - ormai l'unica chiesa ufficiale, la chiesa con la "c" maiuscola - divenne la sola istituzione che garantisse il diritto, per i popoli e per i cittadini. Nel 392 tutte le opinioni che discordavano con questa visione del mondo furono dichiarate illegali e perseguite militarmente.
Mentre, in precedenza, guerre e assassini avvenivano per motivi chiaramente politici, con la creazione dell'impero gli intenti aggressivi furono mascherati da un'ideale tendenza a un bene "universale" che, se realmente perseguito, non può che dimostrarsi irraggiungibile e quindi frustrante. Con l'incontro fra stato e chiesa questa tendenza divenne ancora più impellente e ancora più difficile da raggiungere. D'altronde la gente comune era sempre più spaventata dalle incursioni di popoli stranieri. Questa interpretazione passa per essere un cliché, una cosa scontata. Ma nei secoli successivi non solo gli attacchi non diminuirono ma anzi aumentarono e furono ulteriormente rinforzati dalla devastante guerra dell'impero orientale contro i goti in Italia.
La Chiesa era quella solida struttura di sicurezza che l'Uomo non riusciva più ad individuare nello Stato, nell'Impero, in sé stesso, nella propria esistenza, nella vita cittadina o sui campi agricoli. L'esistenza terrena era perennemente in bilico ed era molto lontana dall'assicurare la felicità, antichissima e modernissima aspirazione dei filosofi come dell'uomo comune. L'occidente si era separato dall'oriente. Erano arrivati gli stranieri. Si era sviluppata "l'organizzazione universale". Il mondo antico si era dissolto, lasciando spazio a una nuova visione della vita.
Dal Medioevo al Settecento
In epoca patristica la chiesa cristiana si trovò ad affrontare grandi temi dottrinali:
il riconoscimento del canone neotestamentario, concluso all'inizio del V secolo
la questione della natura di Cristo, definita con il Concilio di Nicea (325 d.C.) e con il Concilio di Calcedonia (451 d. C.)
la dottrina della Trinità
la dottrina della salvezza per grazia, con la condanna del pelagianesimo nel Concilio di Cartagine (418)
La teologia si sviluppò in seguito nella convinzione che fosse possibile e opportuno dimostrare una relazione tra fede e ragione (si vedano ad esempio le opere di Anselmo d'Aosta e Tommaso d'Aquino).
Lo scopo era da un lato difendere il cristianesimo dai suoi detrattori, dall'altro esporre in modo sistematico e ordinato la dottrina per poter motivare e istruire fedeli e catecumeni.
Le dispute della Riforma ebbero origine all'interno della chiesa prima di dar luogo alla divisione dalla chiesa cattolica sancita con il Concilio di Trento; la discussione riguardava aspetti ben definiti della dottrina cristiana (l'ecclesiologia, l'interpretazione e il ruolo delle Scritture, la soteriologia...).
Il XVIII secolo vide nascere un movimento, il deismo, che perorava la causa di una religione semplificata, basata sulla ragione, in alternativa a quelle che riteneva superstizioni cristiane. Il deismo era in realtà una religione d'opposizione, anche se veniva talvolta presentato come il ritorno ad una religione "naturale" e quindi a un cristianesimo primitivo o all'essenza stessa del cristianesimo.
Cristianesimo e pensiero contemporaneo
Con la Riforma protestante la cristianità occidentale si sviluppò secondi tre direttrici principali: il Cattolicesimo romano (nei termini definiti al Concilio di Trento), il Luteranesimo (nei termini definiti nella Confessione augustana e nella Formula di concordia) e il Calvinismo (nei termini definiti nel Catechismo di Heidelberg e nella Confessione di Westminster). Per gran parte del periodo che va dal XVI secolo al XIX secolo il dibattito teologico si svolse principalmente all'interno di queste confessioni — fu il periodo della cosiddetta "teologia confessionale". Nel corso di questi ultimi due secoli la situazione ha subito un notevole mutamento.
Razionalismo
In modo circoscritto nel XVII secolo, ma su scala molto più vasta durante il XVIII, il cristianesimo cominciò a essere messo in discussione in nome della ragione. Con il deismo l'attacco prese le forme di una critica al concetto di Divinità e alla religione. Nel XIX secolo l'ateismo e l'agnosticismo (termine coniato da T.H. Huxley nel 1870) divennero per la prima volta parole comuni nell'Occidente cristiano. La fiducia nel potere della ragione ha avuto i suoi alti e bassi nel mondo moderno, ma la polemica fede/ragione, in varie forme, ha caratterizzato un'epoca in cui sono state messe in discussione tutte le autorità tradizionali — non soltanto quelle cristiane. Ciò ha comportato, in ambito cattolico, l'arroccamento della Chiesa sulle posizioni del Tomismo (neoscolastica), e in generale in ambito cristiano il diffondersi di posizioni ultraortodosse, tese a rifiutare qualsiasi approccio scientifico allo studio della teologia e dei testi biblici, ritenendo ciò una minaccia per la fede.
Scienza e fede
La scienza moderna spuntò nel XVII secolo su un terreno irrigato dal cristianesimo. Se da un lato le reali scoperte scientifiche hanno avuto pochissima rilevanza nel confermare o smentire il cristianesimo, la scienza moderna ha influito su di esso in vari altri modi. Il metodo scientifico comporta la verifica di ogni affermazione e il rifiuto di qualunque autorità che si ponga al di sopra della critica. Avendo riscontrato un enorme successo nel compo della conoscenza, tale metodo ha di conseguenza incoraggiato un atteggiamento analogo anche in campo religioso, con esiti inevitabilmente polemici che ritroviamo ancora fino ad oggi: alcuni consideravano le credenze religiose definitivamente superate dalla conoscenza scientifica, altri negavano le scoperte scientifiche in nome della inerranza biblica (es. oggi i cristani creazionisti), altri infine intendevano mantenere fede e ragione non sullo stesso piano come antagoniste, ma su piani diversi, per cui esse non si negano vicendevolmente. La scienza moderna, attraverso le conquiste tecnologiche ha trasformato la vita di miliardi di persone, modificando il senso di dipendenza dell'uomo da Dio. A questo proposito sono famose le parole del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer sul "Dio tappabuchi":
« Per me è nuovamente evidente che non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell'incompletezza delle nostre conoscenze; se infatti i limiti della conoscenza continueranno ad allargarsi - il che è oggettivamente inevitabile - con essi anche Dio viene continuamente sospinto via, e di conseguenza si trova in una continua ritirata. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo; Dio vuole esser colto da noi non nelle questioni irrisolte, ma in quelle risolte. Questo vale per la relazione tra Dio e la conoscenza scientifica. Ma vale anche per le questioni umane in generale, quelle della morte, della sofferenza e della colpa. Oggi le cose stanno in modo tale che anche per simili questioni esistono delle risposte umane che possono prescindere completamente da Dio. Gli uomini di fatto vengono a capo di queste domande - e così è stato in ogni tempo - anche senza Dio, ed è semplicemente falso che solo il cristianesimo abbia una soluzione per loro. Per quel che riguarda il concetto di "soluzione", le risposte cristiane sono invece poco (o tanto) cogenti esattamente quanto le altre soluzioni possibili. Anche qui, Dio non è un tappabuchi; Dio non deve essere riconosciuto solamente ai limiti delle nostre possibilità, ma al centro della vita; Dio vuole essere riconosciuto nella vita, e non solamente nel morire; nella salute e nella forza, e non solamente nella sofferenza; nell'agire, e non solamente nel peccato. La ragione di tutto questo sta nella rivelazione di Dio in Gesù Cristo - Egli è il centro della vita, e non è affatto " venuto apposta " per rispondere a questioni irrisolte. »
Critica storica
Nel XIX secolo si sviluppò la critica storica, cioè, approccio alla storia basato sul rigore scientifico: lo storico critico non ragiona più in termini di autorità, che raramente potrebbero essere messe in discussione, bensì di fonti, che devono essere analizzate e provate per poter essere tenute in considerazione come tali. Questo tipo di metodo è stato applicato anche alla Bibbia, considerata non più come un'autorità da accettare, ma come una fonte da analizzare con strumenti scientifici. Anche la storia della dottrina cristiana è stata vagliata in modo sistematico, per metterne in luce i cambiamenti verificatisi nel corso dei secoli.
Laicità
Nel mondo occidentale la società si fonda su presupposti che prescindono da dottrine religiose: la religione viene considerata una questione di scelta personale; questa evoluzione, ancora in corso e non priva di contraddizioni, nasce in un contesto sociale caratterizzato dal pluralismo culturale e religioso. All'interno di questo contesto, nel quale non è più necessario che una religione o una confessione per sopravvivere debba combattere le altre, è divenuto praticabile un dialogo tra i credenti di diverse confessioni che in precedenza era molto più difficile. Restano comunque alcune rigidità, rappresentate dalle dottrine che ritengono la laicità delle istituzioni civili un attentato alla propria religione, ritenuta la sola rivelata, vera e infallibile. Questo approccio è presente nell'ambito di diverse denominazioni, cristiane e non cristiane.
Nonostante permangano sostanziali differenze dottrinali tra le diverse confessioni cristiane, i teologi contemporanei si occupano sempre meno di contrasti fra confessioni diverse. Atteggiamenti simili si riscontrano trasversalmente alle denominazioni, unendo talora protestanti e cattolici nel condividere alcune impostazioni (ad esempio, per alcuni l'accento sull'esperienza carismatica, la lettura letteralistica o integralista, il creazionismo...per altri la teologia della liberazione, l'approccio esegetico non integralista, il pacifismo) che non sono invece unanimemente condivise all'interno delle rispettive denominazioni.
Etichette: cristianesimo, religione abramitica, religioni
Pubblicato da Fabry alle 12:56 0 commenti














