La Chiesa cattolica è, nell'accezione più comune, la Chiesa cristiana che riconosce il primato di autorità al papa di Roma.
La Chiesa cattolica ritiene che in sé stessa sussista la Chiesa universale, fondata da Gesù Cristo, a cui appartengono tutti i cristiani battezzati, distinguendo fra coloro che sono in piena comunione con la Chiesa cattolica e le altre Chiese che da essa sono separate.
Il termine "cattolico" mutua il greco καθολικός (katholikòs), aggettivo che significa «universale, secondo il tutto». Il termine compare per la prima volta con Ignazio di Antiochia (sinistra) che si rivolge alla comunità di Smirne: «Là dove c'è Gesù Cristo ivi è la Chiesa cattolica» (Ad Smyrnaeos, 8).
Tra le Chiese cristiane, la Chiesa cattolica è quella che conta il maggior numero di fedeli a livello mondiale, con un'alta percentuale in Europa e in America meridionale.
Il termine cattolico
Tre sono i significati principali del termine "cattolico": etimologico, confessionale, teologico.
Come detto, il termine "cattolico" viene dal greco καθολικός, che significa "universale".
È il riconoscimento che la Chiesa fondata da Gesù Cristo (sinistra), grazie alla sua opera missionaria, che ha origine da un preciso mandato del Suo Fondatore, è aperta, si rivolge al mondo intero, a tutti i popoli e a tutte le razze. Questo è il significato primo del termine, così come viene esplicitato nel Credo cristiano: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica...".
Con le separazioni in seno alla Chiesa cristiana originaria, separazioni avvenute già nei primi secoli, ma poi inaspritesi con la separazione dall'Oriente cristiano (1054) e con le Riforme protestanti del XVI secolo, il termine "cattolico" ha assunto un significato "confessionale", ad indicare quella parte della Chiesa cristiana originaria, fedele al Vescovo e Papa di Roma, e che riconoscono in lui l'autorità suprema della Chiesa.
Ciò non toglie che, da un punto di vista strettamente teologico, tutte le "confessioni cristiane" sono "cattoliche", nel senso che tutte, su mandato del loro unico e medesimo Fondatore, Gesù Cristo, sono chiamate all'universalità della loro missione.
Panoramica
La Chiesa cattolica nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, 8, del Concilio Vaticano II dichiara essere «l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore n
ostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida» e dichiara che «Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui».
La Chiesa cattolica esiste in forma attuale nella chiesa retta dal vescovo di Roma, il papa, e da tutti i vescovi in comunione con lui, senza escludere quindi che la Chiesa cattolica possa egualmente sussistere, in gradi differenti, anche in altre chiese non in comunione con il vescovo di Roma.
Informazioni sugli insegnamenti e l'organizzazione della Chiesa cattolica possono essere reperite nel Catechismo della Chiesa cattolica, nell'Annuario pontificio, nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese Orientali.
La sua diffusione fu rapida e continua in numerose aree dell'Impero romano, anche se venne riconosciuta come lecita solo nel IV secolo con l'editto di Milano di Costantino I.
Dottrina
Una moderna sintesi di tutta la dottrina cattolica può essere trovata nel Catechismo della Chiesa cattolica, la cui ultima versione è stata redatta nel 1992 sotto papa Giovanni Paolo II da una commissione con a capo il cardinale Joseph Ratzinger, dal 2005 papa Benedetto XVI.
La Chiesa cattolica insegna che è stata istituita da Dio per la salvezza di tutte le genti e che questo scopo viene raggiunto con gli insegnamenti e l'amministrazione dei sacramenti attraverso cui Dio garantisce la grazia.
Sono considerate fonti della rivelazione la Bibbia e la Tradizione. Vengono considerati autorevoli i canoni di 21 Concili ecumenici, di cui i primi sette in comune con le Chiese orientali, e gli scritti dei Padri della Chiesa.
Organizzazione ecclesiastica
Suddivisioni territoriali
La Chiesa cattolica è composta da tutti i suoi battezzati, e da un punto di vista territoriale è suddivisa in sedi o chiese particolari,
chiamate diocesi nella Chiesa latina ed eparchie nelle Chiese orientali. Alla fine del 2004 il numero delle sedi era 2.755 (Annuario Pontificio del 2005). Le diocesi sono affidate ad un vescovo (eparca per le eparchie), che è considerato il successore degli apostoli. A capo del collegio dei vescovi sta il vescovo di Roma, il papa, che è considerato il successore dell'apostolo Pietro.
Le diocesi sono a loro volta suddivise in parrocchie, rette dai parroci. Col Concilio di Trento (XVI secolo) venne data grande importanza anche alle parrocchie rurali, mentre più anticamente erano state le pievi, raggruppamenti di paesi intorno al centro più grande della zona, a segnare la divisione delle diocesi.
Chiese e riti cattolici
Diversamente dalle "famiglie" o "federazioni" di Chiese formate dal riconoscimento mutuo di corpi ecclesiali distinti, la Chiesa cattolica si considera un'unica chiesa incarnata in una pluralità di chiese locali o particolari, in quanto "realtà ontologicamente e temporalmente preesistente ad ogni chiesa individuale particolare".
La Chiesa cattolica riconosce grande importanza alle chiese particolari, la cui importanza teologica è stata evidenziata dal Concilio Vaticano II; il termine chiesa particolare ha due usi distinti:
può riferirsi ad una diocesi, che nel Decreto sulla pastorale dei vescovi Christus Dominus viene descritta come: "una porzione del popolo di Dio affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore, e da questi radunata nello Spirito Santo per mezzo del Vangelo e della eucaristia, costituisca una Chiesa particolare nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica."
oppure ad una chiesa sui iuris che si differenzia per una maggiore autonomia come riconosciuto dal Concilio Vaticano II nel decreto sulle chiese cattoliche orientali Orientalium Ecclesiarum che riconosce le chiese o riti particolari.
L'Ordine sacro
La struttura ecclesiastica cattolica è organizzata secondo una gerarchia di livelli dell'ordine sacro. In ordine decrescente essi sono:
Vescovo, che è il successore dei dodici apostoli.
Presbitero
Diacono
Questi ordini (insieme, in passato, agli ordini minori) costituiscono nel complesso il clero.
Il Papa
La Chiesa cattolica insegna che Gesù conferì all'apostolo Pietro l'autorità ultima su tutta la comunità dei suoi discepoli: secondo l'interpretazione cattolica Cristo conferì a Pietro nei pressi di Cesarea di Filippo il primato sugli altri apostoli e su tutta la Chiesa (Matteo 16,13-20) e lo riconfermò dopo la resurrezione nell'apparizione presso il lago di Tiberiade (Giovanni 21,15-19).
Il contesto del primo episodio è quello della domanda di Gesù ai discepoli riguardo alla sua identità. Alla risposta di Pietro «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», Gesù replica: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.»
Nel secondo episodio invece Gesù chiede per tre volte a Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami?», e ogni volta alla sua risposta affermativa replica: «Pasci le mie pecorelle.»
Tali passi sono interpretati dalla Chiesa cattolica nel senso forte di un primato di insegnamento e giurisdizione su tutta la Chiesa, e sono la base della dottrina del primato papale.
Il ruolo del papa è andato crescendo nel II millennio, fino a raggiungere il suo apice nel XIX secolo con la dichiarazione sull'infallibilità papale del Concilio Vaticano I.
Secondo questa dottrina il Papa può esercitare il diritto di dare insegnamenti riguardo alla fede ed alla morale da ritenere parte del deposito della fede o sviluppi con essa compatibili, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il "suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" e "definisce una dottrina circa la fede e i costumi".
Comunque, a partire dalla definizione dell'infallibilità del 1870, quest'ultima è stata chiamata in causa una sola volta da papa Pio XII nel 1950, nella promulgazione del dogma dell'Assunzione di Maria.
La procedura per l'elezione del Papa e la nomina dei vescovi ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli: dai tempi moderni il Papa viene eletto in conclave dai cardinali, i Principi della Chiesa; a lui compete invece nominare direttamente i membri del clero di gerarchia più elevata di rito latino, a partire dai vescovi (normalmente dopo consultazione con gli altri prelati). Nelle Chiese cattoliche orientali i vescovi vengono nominati dai rispettivi patriarchi, secondo gli usi locali.
Il Papa è assistito nei suoi compiti dai cardinali. Tutti i membri della gerarchia ecclesiastica rispondono a lui ed alla Curia Romana nel suo insieme. Ogni Papa continua il suo servizio fino alla morte (ciò valeva anche per gli altri vescovi fino a non molto tempo fa) o rinuncia (che è avvenuta due volte in tutta la storia del papato).
Il Papa risiede attualmente nella Città del Vaticano, stato indipendente situato nel centro di Roma e riconosciuto dalla diplomazia internazionale come Santa Sede.
Istituti di Vita consacrata
Nel corso dei secoli si sono sviluppate esperienze comunitarie al di fuori della diocesi, soprattutto configurate in Monachesimo, Ordini mendicanti e Congregazioni religiose. I primi, a cui si può dare la nascita in occidente con la Regola benedettina, si svilupparono in un momento di crisi (VIII - XII secolo) come tentativo di instaurare un particolare e più intimo legame con Dio. I secondi, nati durante la riforma del XII sec. si caratterizzano nelle loro diversità per la ricerca di attualizzare il messaggio cristiano nella società, tra questi ricordiamo i Francescani e i Domenicani. Non sono mancate, dal XIX secolo, le Congregazioni religiose maggiormente attente ai bisogni dei giovani, degli anziani e di altre categorie sociali svantaggiate. Tra esse spiccano le comunità missionarie, con lo scopo precipuo di diffondere la fede cattolica in tutto il mondo.
Movimenti ecclesiali
Nel XX secolo ha preso avvio il fenomeno dei movimenti ecclesiali: questi sono associazioni di fedeli ispirate da un carisma particolare e che si organizzano autonomamente dalla normale gerarchia (vescovi e parroci). Tra i movimenti riconosciuti dalla Chiesa cattolica vi sono:
Azione Cattolica (riconosciuta come la più importante associazione laicale dalla C.E.I.)
Comunione e Liberazione
Comunità di Sant'Egidio
Focolarini
Cammino neocatecumenale
Rinnovamento nello Spirito
AGESCI Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani
Nota: L'Opus Dei (che precisamente dal punto di vista canonico è una "prelatura personale") non è un movimento, bensì è una istituzione della Chiesa cattolica facente parte integrante della struttura gerarchica ed apostolica della Chiesa stessa.
Liturgia
La liturgia è il culto pubblico della Chiesa. Essa consiste nei sacramenti e nella preghiera pubblica, secondo le feste dell'anno liturgico. Le forme sono molto variate nel corso dei secoli e, fino agli anni '60 del XX secolo, nelle Chiese cattoliche di rito romano e ambrosiano essa era celebrata in latino, ragione per cui la Chiesa cattolica occidentale era anche detta Chiesa latina.
Le liturgia varia in base ai riti e alle famiglie liturgiche: il più diffuso, specialmente in occidente, è il rito latino (il più seguito in Italia).
La Chiesa cattolica celebra la Eucaristia (o Messa) in modo particolare la domenica e gli altri giorni festivi come celebrazione solenne e festosa della "resurrezione di Cristo", considerata conseguenza diretta del suo sacrificio sul Calvario. Messe feriali sono celebrate tutti i giorni a parte il Venerdì Santo e il Sabato Santo (giorni aliturgici).
Altro pilastro della preghiera liturgica è la Liturgia delle ore (o ufficio divino), che consiste nella "consacrazione" del corso del giorno e della notte, le ore canoniche Le principali ore sono Lodi e Vespri (Preghiera del mattino e della sera). Le preghiere consistono principalmente in salmi. Possono essere aggiunti da uno a tre periodi di preghiera intermedi (Terza, Sesta e Nona) e un'altra preghiera dopo il tramonto (Compieta), ed un altro periodo variabile dedicato principalmente a letture dalla Bibbia o a padri della Chiesa. Come per la messa, la liturgia delle ore ha ispirato importanti composizioni musicali dal canto gregoriano alla polifonia, fino alle complesse orchestrazioni dell'età barocca.
Storia della Chiesa
Si è soliti distinguere 4 fasi della storia della Chiesa:
storia della Chiesa in epoca Antica: dalla nascita, con Gesù Cristo, fino al sorgere del Sacro Romano Impero Germanico con Carlo Magno (I-VIII secolo);
storia della Chiesa in epoca Medievale: da Carlomagno fino alla nascita degli Stati nazionali assolutistici nel XIV-XV secolo (soprattutto Francia e Spagna);
storia della Chiesa in epoca Moderna: è l'epoca dei grandi Concili del XV e XVI secolo, della rottura dell'unità religiosa dell'Europa Occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la rivoluzione francese;
infine la storia della Chiesa in epoca Contemporanea: dalla Rivoluzione Francese ai nostri giorni.
La denominazione Chiesa cattolica
Anticamente per Chiesa cattolica si intendevano tutti i cristiani la cui dott
rina era considerata ortodossa; Agostino d'Ippona (sinistra) scrisse nel 397 riguardo ad alcune Chiese che considerava eretiche:
« [...] lo stesso nome di Cattolica, che, non senza un motivo, solo questa Chiesa ha ottenuto in mezzo a numerosissime eresie, per cui, benché tutti gli eretici vogliano dirsi cattolici, tuttavia se uno domanda a qualche straniero dove si riunisca la Cattolica, nessuno degli eretici ha l'ardire di mostrare la sua basilica o la sua casa. »
(Agostino d'Ippona, Contro la lettera di Mani, verso 4 )
Fino all'anno Mille, prima dello scisma d'Oriente (1054), con il termine Chiesa cattolica si identificava l'intera Chiesa orientale e occidentale, e prima della Riforma protestante il termine "cattolico" non aveva assunto anche il significato confessionale che ha avuto dal Concilio di Trento, che può essere considerato l'evento che ha formato la fisionomia moderna della Chiesa, anche in rapporto alle altre confessioni cristiane.
Tutte le Chiese cristiane si professano parte dell'una, santa, cattolica ed apostolica chiesa dichiarata nel simbolo niceno-costantinopolitano, non intendendo con questo la chiesa cattolica come confessione. In conseguenza del significato odierno del termine cattolico alcune chiese protestanti preferiscono la dizione Chiesa universale ed aggiungono l'attributo romana alla dizione della Chiesa cattolica.
La denominazione Chiesa cattolica apostolica romana
Storia del nome "Chiesa cattolica romana"
Recentemente si è diffuso l'anglicismo Chiesa cattolica romana, derivato dall'inglese Roman Catholic Church. Questa denominazione aveva originariamente un significato polemico ed era intesa come un ossimoro dichiarante la limitazione geografica alla pretesa di universalità della Chiesa cattolica, oltre che essere analoga alla denominazione geografica di alcune chiese di stato protestanti. In realtà il termine è improprio, poiché la Chiesa cattolica è formata dalla Chiesa di Roma più altre chiese orientali e occidentali.
L''Oxford English Dictionary, autorità in fatto di lingua inglese, dava la seguente spiegazione della locuzione «Roman Catholic» nella sua versione dell'inizio del XX secolo:
« L'uso di questo termine composto in luogo di Romano, Romanista o Romista, che hanno acquisito un significato spregiativo, sembra essere comparsa nei primi anni del XVII secolo. Per ragioni diplomatiche è stato usato nei negoziati con Spanish Match (1618-1624) ed appare in documenti formali legati a questo stampati da Rushworth (I, 85-89). Dopo quella data fu adottato generalmente come un termine non controverso ed è stato riconosciuto legalmente anche in designazioni ufficiali, sebbene nell'uso ordinario il singolo termine "Cattolico" sia utilizzato molto di frequente. »
(New Oxford Dict., VIII, 766)
L'uso della definizione "cattolici romani" ha in realtà un'origine più antica; uno scrittore di simpatie puritane, Percival Wiburn, usò il termine «Roman Catholic» ripetutamente nel suo articolo Checke or Reproofe of M. Howlet (in risposta ad un gesuita che aveva scritto sotto lo pseudonimo di Howlet); scrisse ad esempio «voi cattolici romani che chiedete tolleranza» (p. 140), «parlous dilemma or streicht in cui voi cattolici romani siete stati portati» (p. 44).
Robert Crowley, anglicano, nel suo libro A Deliberat Answere, pubblicato nel 1588, pur adottando in preferenza termini quali «cattolici romisti» o «cattolici papisti», scrisse anche al riguardo: «who wander with the Romane Catholiques in the uncertayne hypathes of Popish devises» (p. 86).
Altri scritti simili risalenti al periodo poco successivo alla riforma protestante mostrano come termini quali «romano» fossero usati indifferentemente insieme a «papista» da parte di protestanti che rifiutavano l'uso del termine «cattolico» per definire i soli cristiani che riconoscevano l'autorità del papa.
Uso odierno della denominazione "Romana"
La Chiesa cattolica accetta la denominazione «romana» nelle relazioni con le altre chiese cristiane, alcuni utilizzano il termine limitatamente alle Chiese cattoliche di rito latino.
Alcune Chiese cristiane utilizzano comunque il nome Chiesa cattolica anche in discorsi formali e in documenti da esse sottoscritti, ad esempio i documenti scritti in comune dalla Chiesa Cattolica e dalla Federazione Mondiale delle Chiese Luterane e nelle "Comuni dichiarazioni cristologiche tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa assira orientale"
Altre Chiese cattoliche
Molte altre chiese cristiane si definiscono «Chiesa cattolica» o una sua parte, tra queste la Chiesa ortodossa d'oriente, la Chiesa ortodossa d'occidente, le Chiese luterane e anglicane, la Chiesa cattolica tradizionalista e altre confessioni religiose cristiane.
Altri nomi usati solo dai fedeli
Al suo interno la Chiesa cattolica utilizza anche gli appellativi Corpo mistico di Cristo, Popolo di Dio, Sacramento universale di salvezza (cf. Catechismo della Chiesa cattolica, 748-810).
Relazioni con i cristiani di altre Chiese
Dei 21 concili ecumenici riconosciuti dalla Chiesa cattolica i primi sette sono accettati dalle Chiese ortodosse di tradizione bizantina, la famiglia delle Chiese ortodosse "pre-Calcedoniane" riconosce i primi tre e i cristiani di tradizione nestoriana solo i primi due.
Il dialogo ha mostrato che benché la separazione sia avvenuta molti secoli fa, rispettivamente in coincidenza con i concili di Costantinopoli nel 1054, Calcedonia nel 451 e Concilio di Efeso nel 431, le differenze nella dottrina concernono più spesso formule e riti che elementi sostanziali.
Emblematica è la Dichiarazione Cristologia Comune tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Assira Orientale sottoscritta da «Sua Santità papa Giovanni Paolo II, vescovo di Roma e Papa della Chiesa Cattolica, e Sua Santità Mar Dinkha IV, Patriarca Cattolico della Chiesa Assira Orientale» l'11 novembre 1994.
La differenza tra le due chiese ruota intorno a questioni antiche quali la disputa sulla legittimità dell'espressione «Madre di Dio» o di «Madre di Cristo» riguardo a Maria che emerse nel concilio di Efeso nel 431. Mentre la tradizione della Chiesa cattolica utilizza entrambe le espressioni, la Chiesa Assira si riferisce a Maria come «Madre di Cristo nostro Dio e Salvatore». La dichiarazione enuncia che entrambe le chiese riconoscono la natura sia umana che divina di Gesù e che «Entrambi riconosciamo la legittimità e correttezza di queste espressioni della stessa fede e rispettiamo le preferenze di ciascuna Chiesa nella sua vita liturgica».
Le controversie maggiori riguardano il riconoscimento del primato papale e il timore che l'unione ecclesiale si risolva in un assorbimento delle chiese di minore dimensione da parte della numericamente maggiore componente latina della Chiesa cattolica e l'accantonamento o l'abbandono di antiche e ricche eredità teologiche, liturgiche e culturali.
Sussistono differenze molto maggiori con le dottrine delle Chiese Riformate, che i cattolici ritengono avere rotto con la tradizione del passato mentre esse, per parte loro, dichiarano di averlo fatto per meglio rispondere ai veri insegnamenti degli apostoli. Tuttavia anche con questi gruppi il dialogo ha quantomeno contribuito a chiarire alcuni fraintendimenti delle altrui dottrine.
Critiche alla Chiesa cattolica
Nel corso dei secoli alla Chiesa cattolica sono stati mosse accuse di vario tipo, sia dal punto di vista religioso che politico. Le accuse che si susseguirono negli anni furono: nei primi secoli del Cristianesimo, provenienti dagli ambienti popolari della religione tradizionale greco-romana, di infanticidio e incesto; nel Medioevo, provenienti da gruppi pauperistici eretici, di avere abbandonato la presunta povertà di Gesù; con il protestantesimo di avere pervertito le pure dottrine dei tempi antichi e della Bibbia (centro dell'attività dei riformatori); con l'illuminismo e il positivismo di oscurantismo, cioè di voler ostacolare il trionfo della ragione prima e della scienza poi, esemplificato in istituzioni e episodi come l'inquisizione, il processo a Galileo Galilei e a Giordano Bruno. Il comunista russo Trockij, citando il liberale inglese Lloyd George, definì la Chiesa "la centrale elettrica del conservatorismo". La Chiesa è stata anche accusata, ad esempio dai nazisti, di essere un'organizzazione omosessuale, soprattutto per quanto riguarda la vita monastica, mentre dalla seconda metà del XX secolo fra le accuse più comuni sono da ricordare quelle relative alla storia del rapporto con l'ebraismo, l'omofobia e il maschilismo delle istituzioni cattoliche.
Mentre da parte ecclesiastica si ribatte tuttora non esiste accordo sull'entità di queste colpe e la loro sussistenza è un tema molto dibattuto. Attualmente comportamenti da parte di alcuni ecclesiastici punibili per legge hanno condotto allo scoppiare dello scandalo dei preti pedofili, che dagli Stati Uniti si è propagato anche nel nostro Paese.
Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto pubblicamente che ci sono stati membri sia tra i fedeli laici che tra il clero (inclusi vescovi e papi) che si sono macchiati di colpe. Sebbene abbia invocato il perdono di Dio e degli uomini per i peccati «dei figli e delle figlie della Chiesa», sia riguardo alle azioni che alle omissioni, questo papa non ha chiesto perdono alle stesse vittime. Ma, sempre secondo Giovanni Paolo II, i peccati degli uomini di Chiesa non implicano che la Chiesa in sé ne sia colpevole in quanto ad essa sono attribuibili altrettanti meriti.
Esistono infine ricorrenti critiche che riguardano i rapporti tra Stato e Chiesa: in particolare, ci sono filoni culturali, ideologici e politici che contestano l'influenza esercitata dalle gerarchie cattoliche sui governi di vari paesi nelle scelte di ordine etico - morale. E da queste la Chiesa è spesso ritenuta il principale ostacolo allo sviluppo scientifico in alcuni campi come le ricerche che richiedono cellule staminali embrionali e sperimentazioni su embrioni umani; anche se la difesa dell'integrità dell'embrione umano non è battaglia univoca di ambienti clericali.
Diffusione nel mondo
Numero di appartenenti
Si stima appartengano alla Chiesa cattolica oltre un miliardo di persone rappresentanti circa la metà dei 2,1 miliardi di cristiani nel mondo. Questo numero deriva da statistiche e riguarda il numero di effettivi fedeli che si dichiarano cattolici, non il numero di battezzati; le statistiche sul numero di fedeli della Chiesa cattolica sono effettuate con le stesse metodologie previste per le altre chiese.
L'Annuario pontificio del 2003, basato sui dati forniti dalle diocesi cattoliche, indica la cifra di 1.085.557.000 fedeli battezzati senza includere i cattolici in Cina ed in alcuni altri paesi in cui sussistono ostacoli a contatti regolari con Roma. Secondo la legge canonica sono considerati membri tutti coloro che sono stati battezzati o ricevuti all'interno della Chiesa cattolica avendo fatto una professione di fede, esclusi coloro che hanno formalmente rinunciato ad essere membri.
Tendenze
Il numero di cattolici nel mondo è attualmente in crescita particolarmente in Africa ed Asia mentre è declinato in Europa; l'incremento tra il 1978 ed il 2000 è stato di 288 milioni. Chiese Riformate ed evangelici hanno avuto successo tra la popolazione dell'America del sud in cui sono diventate una importante minoranza. In molti paesi industrializzati la pratica religiosa ha subito un declino dal XIX secolo (secolarizzazione), ma rimane più alta all'interno della Chiesa cattolica che in altre chiese maggiori. Il numero di cattolici è attualmente in declino in tutto il mondo, e particolarmente in Europa e America settentrionale. A dispetto di una ingente crescita registrata nell'America latina dei secoli scorsi, recenti statistiche del US Pew Forum on Religion and Public life stimano che anche lì il numero dei cattolici è in discesa.Dal 2000, quando i dati dimostravano circa 125 milioni di fedeli in Brasile, il numero dei cattolici ha proseguito con la diminuzione che tra gli anni Settanta e Ottanta portò ad un calo del 4.1%, mentre nei vent'anni successivi a una diminuzione il triplo più rapida di quella precedente, pari al 12.3%; per un totale di 16.4% dagli anni Settanta al 2000. Il crollo nel numero dei cattolici è da calcolare tenendo presente l'ascesa del numero dei gruppi protestanti in particolare calvinisti ed evangelici — del 2.8% tra gli anni Settanta e Ottanta, e tre volte tanto nel ventennio successivo —, e delle religioni sincretiche afroamericane quali l'Umbandismo, il Candomblé e il Vudù.
L'incremento di fedeli tra il 1978 ed il 2000 è stato di 288 milioni. Nei Paesi industrializzati la religione cattolica è in declino dal XIX secolo nel solco della crescente secolarizzazione.
Risorse economiche
Occorre distinguere tra lo Stato della Città del Vaticano e le singole Chiese locali (chiamate anche Conferenze episcopali).
Lo Stato della Città del Vaticano è amministrato dalla Prefettura per gli Affari Economici, che si occupa della gestione finanziaria dello Stato sovrano più piccolo al mondo. Le fonti di reddito principali sono:
L'Obolo di san Pietro, costituito dalle elemosine offerte al papa dai fedeli in tutto il mondo: nel 2002 il gettito è stato di 52,8 milioni di euro.
Gli incassi dei Musei Vaticani (circa 4 milioni di visitatori all'anno).
I profitti realizzati dall'Istituto per le Opere di Religione (IOR), istituto bancario incaricato di investire il patrimonio della Santa Sede.
Le Conferenze episcopali nazionali gestiscono autonomamente il bilancio della Chiesa nei vari Paesi, raccogliendo le offerte dei fedeli e, in alcuni Paesi, godendo di finanziamenti dallo Stato. In Italia, in base al Concordato del 1983, ogni fedele può scegliere di versare l'8 per mille dell’Irpef alla Chiesa Italiana (936,5 milioni di Euro nel 2004).
Di seguito le entrate relative ad alcuni paesi:
Italia 981 milioni di euro
Stati Uniti d’America 5000 milioni di euro
Francia 446,5 milioni di euro
Si consideri però che lo stato italiano oltre all'8 per mille spende altri 10 miliardi di euro per la chiesa cattolica, a partire da esenzioni fiscali, sovvenzioni per istituti ecclesiastici e molto altro.
sabato 25 aprile 2009
CATTOLICESIMO
Etichette: cattolicesimo, cristianesimo, religione abramitica, religioni
Pubblicato da Fabry alle 11:19 0 commenti
venerdì 24 aprile 2009
EBRAISMO
Religione ebraica
L'Ebraismo (יהדות) è la religione del popolo ebraico, basata sugli scritti della Torah.
Essa è stata la prima religione monoteistica documentata, sviluppatasi prima dell'anno 1000 a.C. all'interno delle popolazioni cananee monolatriche, o, secondo altri, tra i popoli stranieri schiavi in Egitto. Assieme a Cristianesimo e Islam, l'ebraismo viene classificato come religione abramitica.
Sacre Scritture e monoteismo
Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nella religione Ebraica, è la Torah, scritta in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e contenente le istruzioni impartite da Dio al Popolo di Israele sul Monte Sinai, 49 giorni dopo l'uscita dall'Egitto. Essa contiene la descrizione della storia dell'umanità dalla Creazione fino all'arrivo degli Ebrei in Terra d'Israele. Inoltre essa include i precetti comandati da Dio al Popolo d'Israele e che suggellano il patto stretto da Questi con gli Ebrei. Il Canone ebraico delle Sacre Scritture venne definito nel I secolo e. V. Il fulcro della fede israelitica è la confessione monoteistica (Dt. 6,4: Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno...), la quale, malgrado i precedenti tentativi compiuti in Egitto dal faraone Amenofi IV (XIV secolo a.e. V.), solo nell'Ebraismo trova la sua più compiuta affermazione.
A sua volta, la fede monoteistica si incentra nella definizione che Dio medesimo offre di sé in Es. 3,14: Io sono l'Essenza dell'Essere. Se ci atteniamo alla lettera al testo biblico, questa affermazione (in ebraico Ehyèh ashèr èhyèh) è di fatto, intraducibile, poiché si dovrebbe disporre di un tempo verbale in grado di rendere, contemporaneamente, il presente, il passato ed il futuro. Infatti, Dio è Colui che, pur non mutando nella Sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le vicissitudini storiche. In questo senso, Dio è legato all'uomo nel passato, nel presente e nel futuro.
La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteistica è, in primo luogo, l'idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio: anzi, il principio stesso di vita terrena intesa come prova da superare per accedere alla vita eterna è basato sul libero arbitrio: l'uomo ha davanti a sé la scelta tra il bene e il male, e la sua missione consiste nello scegliere liberalmente il bene, cioè la Torah ed i suoi precetti. Visto però lo stretto legame fra immanenza e trascendenza, in ambito ebraico non si conosce il dualismo ontologico, proprio invece del Cristianesimo, che separa il mondo da Dio; Cristo dice: Sono venuto in questo mondo, ma il mio regno non è di questo mondo.
L'uomo non può percepire la reale essenza della Divinità, come viene detto nell'Esodo 33:20 "Un uomo non può vedermi e vivere"; Dio è conoscibile soltanto dalle Sue opere e dai Suoi attributi, le Sue middòt.
Etica
A partire da questa dottrina morale, l'Ebraismo sviluppa sia l'idea della creazione, quale creatio ex nihilo (creazione dal nulla, fino ad allora sconosciuta), sia l'idea di uno sviluppo lineare e non ciclico della storia. Percepito dagli uomini nella sua limitatezza, il tempo viene considerato come l'insieme di quelle irripetibili occasioni, offerte all'uomo, per manifestare la sua libertà all'interno della creazione. Un'altra caratteristica dell'Ebraismo è l'idea di un legame con Dio, che non ha nulla di mistico o di ascetico. Questo legame si instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il Creatore e la creatura mantengono, separate, le rispettive identità. È esattamente la categoria teologica dell'Alleanza ad essere costitutiva dell'Ebraismo: essa rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt i precetti che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo. Va tenuto presente, però, che, malgrado la signoria della Santa Torah su ogni aspetto della vita umana, nell'Ebraismo la teocrazia si combina con una particolare concezione dell'autonomia creaturale, che conferisce all'uomo il potere di agire sul creato secondo la sua scelta personale, e di completare così l'opera del Signore. Il risultato è che la Provvidenza Divina coesiste con il libero arbitrio dell'uomo.
Mosè e i profeti
Nell'elaborazione teologica dell'Ebraismo, è di notevole importanza il ruolo che viene attribuito a Mosè, il quale è considerato il più grande dei profeti non perché la sua speculazione su Dio sia superiore a quella di Isaia o di Ezechiele, quanto piuttosto perché è stato l'unico uomo ad abbattere, per usare le parole del Rambam (Mosè Maimonide), tutte le barriere che impediscono di contemplare la visione del Santo Benedetto, tutte tranne che quella dell'intelletto umano (cfr. Mosè Maimonide, "Gli Otto Capitoli, La dottrina etica" cap. VII); in altre parole Mosè secondo la Tradizione Rabbinica è stato l'unico uomo a raggiungere il massimo grado dello spirito profetico, ed è in ciò che sta la sua grandezza. A Mosè è stata consegnata la Torah e a lui è stato affidato il compito di condurre il Popolo Ebraico attraverso il deserto, fino in Eretz Isra'el. Solo ad un uomo di così alte virtù profetiche poteva essere affidato un così grande compito.
Naturalmente, una funzione importantissima svolgono anche gli altri profeti, i quali richiamano all'essenzialità e allo scopo ultimo della Torah, così come i "Libri Sapienziali" approfondiscono il significato dei precetti morali contenuti nella Torah.
Il valore attribuito alla Parola divina e all'elemento escatologico esercita una grande influenza sul Cristianesimo primitivo (basti pensare al prologo del Vangelo giovanneo che da questa trae la propria elaborazione teologica sul Logos), ma anche sulla prima speculazione dell'età giudeo-ellenistica di (Filone d'Alessandria, che è il primo pensatore a tentare una conciliazione fra le categorie filosofiche greche e la fede ebraica). Anche lo sviluppo dell'apocalittica cristiana risente molto dell'influsso ebraico e, in particolare, del Libro di Daniele.
Giudaismo
La storia del giudaismo inizia con l'esilio a Babilonia (587 a.e. V.), che mette fine al Regno del Nord. Dunque individua sostanzialmente il resto d'Israele, l'unica tribù rimasta, quella di Giuda. Questo termine viene usato una sola volta nel Nuovo Testamento (Gal. 1,13-14). I giudei di Palestina e quelli che vivono lontano (ad Alessandria, a Babilonia ecc.) formano una comunità religiosa unita dalla fede monoteista, lo studio della legge (Torah) e la speranza messianica. Qualche tempo dopo il ritorno dall'esilio, l'attività religiosa riprende nel Tempio di Gerusalemme, ma il giudaismo palestinese si dà nuove istituzioni: il Sinedrio e la sinagoga, dove scribi e dottori della Legge acquistano sempre maggiore importanza.
Nel I secolo, il giudaismo è già un mondo polimorfo come quello che Gesù conoscerà, frammentato in numerose correnti: Farisei, Sadducei, Esseni, Zeloti, Battisti, Erodiani, Samaritani, Terapeuti. Il cristianesimo nasce in seno a questa complessa molteplicità. Dopo la distruzione del Tempio (70), i soli a sussistere furono i Farisei, l'unico gruppo che era rimasto fedele alla tradizione dei Maestri. Uno di questi Yochanan Ben Zakkai, fonda l'accademia di Yavneh e riorganizza il giudaismo, permettendogli di sopravvivere alla catastrofe del 70.
In quest'ambito si sviluppa la tradizione rabbinica, che distingue la Torah scritta, consegnata nel Pentateuco, dalla Torah orale, consegnata nel Talmud, entrambe considerate di origine divina, poiché rivelate contemporaneamente a Mosè sul Sinai. Per vivere secondo la Torah, un giudeo credente deve osservare i precetti che si applicano alla sua condizione (nessuno ha l'obbligo di osservare tutti i 613 precetti, perché alcuni riguardano solo i sacerdoti, altri soltanto i re, e così via). Fra questi, la circoncisione, la celebrazione del Sabato, e l'osservanza dei divieti alimentari sono, oggi come ieri, precetti della religione ebraica. La Torah spiega che questi precetti sono imposti all'ebreo come prova: se egli la supera e compie i precetti, otterrà una ricompensa eterna infinitamente superiore ai suoi meriti.
Sotto la spinta dei movimenti di emancipazione, molti giudei hanno abbandonato la pratica dei riti, ma continuano a considerare il giudaismo un patrimonio culturale e intellettuale comune. Il XX secolo segna il risveglio dei movimenti politico-laici e l'assimilazione del giudaismo a una entità nazionale.
Commenti della Bibbia
In epoca rabbinica, il problema fondamentale dell'Ebraismo diviene quello di preservare la propria identità all'interno di un mondo a volte ostile, che, talvolta, concepisce l'Ebraismo come una dottrina propedeutica alla comprensione del Cristianesimo.
Pertanto, i Maestri si preoccupano di preservare e di attualizzare la Torah orale, ricevuta da Mosè sul Monte Sinai insieme alla Torah scritta, e questa preoccupazione inizia a trovare una sua prima concreta applicazione già nella stesura della Mishna e del Talmud (babilonese e gerosolomitano). Sempre in questo periodo si assiste alla stesura dei primi midrashim che, come la Mishna, ma soprattutto come il Talmud, contengono parti di Halakhah e parti di Haggadah ossia di tradizione esegetica ed omiletica, che si esprime per mezzo di racconti, basati (a volte in maniera molto libera) sul testo biblico, e aventi il compito di illuminarne i significati più reconditi.
Filosofia e mistica
L'Ebraismo ha prodotto anche una filosofia vera e propria, la quale passa attraverso l'influenza stoica, neoplatonica ed aristotelica, quest'ultima mediata dai pensatori arabi (Avicenna e Averroè in particolare). Per quanto riguarda l'apporto filosofico, si ricordano, nel Medioevo ebraico, le figure di Yehudah HaLevi e di Mosè Maimonide (sinistra). L'Ebraismo sefardita si distingue per i suoi studi di natura filosofico-teologica, mentre l'Ebraismo ashkenazita si caratterizza per una maggiore concentrazione sugli studi talmudici e sulla mistica, la quale sfocerà nel movimento chassidico dell'Europa orientale.
Il misticismo ebraico si radica nell'esperienza profetica e, soprattutto, nelle interpretazioni della Ma'asè Merkava (l'"opera del carro") con cui si apre il Libro di Ezechiele. Gli studi mistici danno vita alla Qabbalah che, trascurata durante un millennio, risorge nel XIII secolo in Provenza ad opera di Rambàn e di Abramo Abulafia e viene poi approfondita, nel XVI secolo, dalla scuola di Safed, di cui il Maestro Isaac Luria è l'esponente di spicco. In epoca moderna un grande studioso e riscopritore della Kabalah e della mistica ebraica in genere è stato il Gershom Scholem che le ha rivalutate da secoli di relegamento nella pseudo-magia.
L'illusione pseudomessianica del sabbatianismo prima (con le sue catastrofiche conseguenze), e poi la nascita del movimento chassidico polacco (seconda metà del XVIII secolo), rappresentano i momenti più significativi nello sviluppo del misticismo ebraico, misticismo che ha molto influenzato anche la dottrina ascetica cristiana. È interessante notare la costante tensione, in seno all'Ebraismo, fra misticismo e filosofia, poiché, malgrado la diversa prospettiva, i problemi di fondo sono comuni: il rapporto fra Creatore e creatura, il legame fra finito ed infinito, la realtà del Male.
In età moderna, Moses Mendelssohn è il filosofo che, cerca di conciliare la haskalah o Illuminismo ebraico con la stessa modernità occidentale, mostrando come l'Ebraismo si armonizzi con le esigenze della ragione. Strade simili hanno percorso, più avanti, Hermann Cohen, Franz Rosenzweig e Martin Buber.
Correnti
Quattro sono le principali correnti dell'Ebraismo:
Ebraismo ortodosso: Si riconosce nella tradizione ebraica come codificata nel testo fondamentale dello Shulchan Aruch, e nell'esegesi dello stesso testo e nel suo adattamento alle mutate realtà sociali, senza però contraddirne i fondamenti. Sono congregazioni particolari all'interno del movimento ortodosso i gruppi chassidici, che si rifanno all'insegnamento del Baal Shem Tov, un sapiente della fine del XVIII secolo che teorizzò l'etica ebraica come accettazione gradita delle Mitzvot, anziché vederne il solo aspetto di obbligo.
Ebraismo conservativo, anche detto Masoretico, che conferma il valore etico-filosofico delle Mitzvot, determinandone l'obbligo di osservanza; rispetto all'ortodosso ha però modificato importanti punti, specie della tradizione liturgica - il più eclatante dei quali è la preghiera comune tra uomini e donne.
Ebraismo riformato: nato in Germania nel XIX secolo, si è ben presto diffuso negli Stati Uniti. L'Ebraismo riformato cerca di ridurre e relativizzare l'imponente complesso delle mitzvòt della Torah, che separano di fatto il popolo di Israele dal resto del mondo. Nel tempo si è diviso in numerosi rami, più o meno aderenti alle tradizioni ebraiche, fino, nei casi estremi, a rinunciare al riposo sabbatico e all'accettazione di un Messia (Unto), mantenendo comunque l'attesa di un Messia futuro. Una derivazione dal movimento riformato è l'Ebraismo laico umanista
Ebraismo ricostruzionista: fondato negli Stati Uniti dal rabbino Mordecai Kaplan e dalla rabbina Ira Eisenstein si caratterizza da una forte somiglianza con l'Ebraismo riformato, da cui però si differenzia per una maggiore considerazione dell'aspetto tradizionale.
L'ebraismo ortodosso è largamente maggioritario in Israele e nei paesi della Diaspora diversi dagli Stati Uniti d'America. Qui la maggioranza è divisa tra Conservativi e Riformati, essendo gli Ortodossi una minoranza relativa. Gli Stati Uniti sono anche l'unico paese con una presenza significativa di Ricostruzionisti.
Il pensiero filosofico e religioso ebraico è entrato in grande fermento dalla nascita del Sionismo, e soprattutto a seguito della fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele.
Oggetti liturgici
Tra gli oggetti liturgici e culturali più importanti nella religione ebraica vi sono:
Menorah, candelabro 'a sette braccia' ( anche a "due braccia"), simbolo ebraico presente in tutte le residenze degli Ebrei e in tutte le sinagoghe. Viene acceso il Venerdi sera per celebrare il Sabato, giorno sacro per il popolo ebraico;
Mezuzzah, pergamena affissa (generalmente dentro un piccolo contenitore) agli stipiti delle porte e contenente due brani dello Shema (preghiera fondamentale dell'ebraismo, da recitare ogni giorno al mattino e alla sera), proprio quelli contenenti il precetto della Mezuzzah.
Tefillin, conosciuti come filattèri, sono scatole nere di cuoio indossate sul braccio e sulla fronte per mezzo di cinghie di pelle. Esse contengono le pergamene con i quattro brani della Torah che citano questo precetto.
Kippah, il copricapo indossato dagli Ebrei maschi.
Talled, scialle in tessuto bianco con fasce, spesso di colore scuro, caratterizzato da quattro lunghe sfrangiature di tessuto alle estremità, chiamate Tzitzit. La versione grande è portata durante la preghiera del mattino, quella piccola è indossata quotidianamente.
Hannukiah, plurale Hannukkioth, candelabro ad 'otto bracci' utilizzato per accendere i lumi durante la celebrazione della festa di Hannukkah (Festa delle luci)
Altri simboli
Maghen David(traduz. Scudo di Davide), stella a sei punte presente nella bandiera dello Stato di Israele insieme alle fasce blu del Talled, è diventato il simbolo del Sionismo fin dai primi congressi a cavallo tra XIX e XX secolo;
La menorah non si usa per l'accensione delle candele del venerdi in quel caso si usano due candelieri singoli
Usi e costumi
La Casherut è una serie di regole alimentari prescritte dalla Torah. Esse costituiscono un corpo di normative molto complesse, che forma il fondamento dell'alimentazione dell'ebreo, a casa come all'esterno. Il termine kasher significa "adatto". Molti ebrei usano la parola taref per indicare il contrario. Innanzitutto vediamo quali sono gli animali, gli uccelli e i pesci permessi. Gli elenchi sono contenuti nella Bibbia, nel capitolo 11 del Levitico, e alcuni vengono ripetuti nel capitolo 14 del Deuteronomio. Sono permessi soltanto gli animali ruminanti con gli zoccoli divisi, in sostanza: mucca, pecora, capra e cervo, ma non maiale, cammello, cavallo o coniglio. Viene fornito un elenco dei cibi proibiti, da cui deriva che tutti gli altri sono permessi. Poiché è impossibile identificare con certezza tutti gli uccelli elencati, i rabbini permettono di mangiare soltanto quelli ritenuti kasher per tradizione, come l'anatra, l'oca, il piccione, il pavone e il pollame domestico. Si possono mangiare tutti i pesci con squame e pinne: sono pertanto esclusi molluschi e crostacei (polpi, frutti di mare, granchi ecc.), oltre alle anguille, al pescecane e alcuni altri pesci che si ritiene non abbiano le squame "giuste". Certi tipi di locusta sono permessi a chi è in grado di identificarli. Tutti gli animali, anche quelli permessi, non sono ritenuti kasher se non vengono uccisi con il metodo noto come shechitah. Lo shochet, che per eseguire la shechitah deve avere il permesso del rabbino, mozza con un coltello la trachea e l'esofago dell'animale, e cosi facendo recide le arterie principali causando una perdita di coscienza praticamente istantanea; se praticato correttamente questo metodo è il piu "umano" possibile. Il sangue restante viene eliminato dalla carne attraverso un processo di lavatura, salatura e risciacquo: per secoli questo lavoro è stato prerogativa delle donne di casa, ma ormai è praticato soprattutto dal macellaio o dal fornitore kasher. Una casa strettamente kasher avrà due servizi di utensili per la preparazione e il consumo dei cibi, uno è il servizio "da carne", da utilizzare con la carne e i suoi derivati, l'altro è quello "da latte", che si usa con latticini e cibi non animali, poiché è vietato mischiare latte e carne.
Diffusione geografica
Gli ebrei nel mondo sono circa 13 milioni e sono distribuiti in più di cento paesi; di questi, Israele è l'unico paese in cui l'Ebraismo costituisce la religione della maggioranza degli abitanti.
Le comunità ebraiche più numerose si trovano negli USA ed in Europa, dove il Paese con il maggior numero di ebrei è la Francia con 600.000 appartenenti, e la presenza ebraica è forte anche in Russia, in Asia, nell'America Latina ed in Australia.
Italia
La comunità ebraica italiana trae le sue origini nel II secolo A.C., quando i primi ebrei arrivarono a Roma grazie all'intenso scambio commerciale nel Mediterraneo. Già nel I secolo la comunità ebraica romana era fiorente e stabile.
Oggi, gli ebrei italiani sono circa 35.000 su una popolazione di 57 milioni di abitanti; la metà circa vive a Roma, circa 10.000 risiedono a Milano, mentre gli altri sono sparsi in Comunità medie o piccole in tutta la penisola.Casale Monferrato ospita una Sinagoga ebraica come diverse ne ospita Venezia, situate nei caratteristici ghetti ebraici; in particolare la Sinagoga di Venezia è riconosciuta come una delle più belle d'Europa. Di particolare pregio le Tavole della Legge in legno dorato risalenti al secolo XVIII, numerosi Rimonim (terminali per rotoli della Legge) e Atarot (corone per i rotoli della Legge) sbalzati, cesellati o in filigrana d'argento.
In lingua italiana è presente un newsgroup di cultura ebraica moderato da Joram Marino
Il Nome Di Dio
Il nome di Dio non si può pronunciare perché l'uomo non è così potente da poter pronunciare il nome di Dio; per questo viene pronunciato come Adonai ("mio Signore") o HaShem (il Nome).
Etichette: ebraismo, religione abramitica, religioni
Pubblicato da Fabry alle 21:11 0 commenti
CRISTIANESIMO
Il Cristianesimo è una religione monoteista a carattere universalistico, originatasi nel I secolo dalla religione ebraica, fondata sull'insegnamento attribuito a Gesù Cristo ed elaborato nella letteratura neo-testamentaria. Assieme a Ebraismo e Islam, il Cristianesimo viene classificato come religione abramitica.
Tra le religioni maggiori è la più diffusa, con circa 2,1 miliardi di fedeli.
Dottrina
Il cristianesimo si basa sulle rivelazioni che, secondo la tradizione, Dio avrebbe fatto al popolo di Israele (tradizione comune anche alla religione ebraica), e sulla predicazione e la dottrina di salvezza di Gesù di Nazareth detto Il Cristo ("Unto di Dio"). Questa tradizione sarebbe rispecchiata nella Bibbia (Antico Testamento e Nuovo Testamento), considerato un testo ispirato ma non dettato da Dio, e quindi un testo sacro. Importante anche l'elaborazione teologica dei secoli successivi, presente nella letteratura cristiana e nei Padri della Chiesa.
Storia e origine
Il cristianesimo emerse dal Giudaismo nel I secolo. I cristiani assunsero dal giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni.
Suddivisioni
Le chiese cristiane possono essere classificate in diversi modi. Una suddivisione abbastanza semplice è quella che distingue le chiese occidentali da quelle orientali.
Le Chiese occidentali sono quelle derivate dalla Chiesa latina, la cui autorità si estendeva originariamente da Roma sulla parte occidentale dell'Impero Romano. Oltre alla stessa chiesa cattolica, di questo gruppo fanno parte tutte le chiese protestanti (termine che si riferisce al rapporto conflittuale di queste chiese con il cattolicesimo, ed in particolare con il papato) che da essa si sono staccate nel corso dei secoli. Fra di esse, le più importanti sono, indubbiamente, quelle nate nel XVI secolo con il movimento della Riforma (luterani, calvinisti, anglicani ecc.), ma vi sono anche gruppi che hanno origini diverse come ad esempio i valdesi.
Ad oriente abbiamo invece le chiese ortodosse, emanazioni delle chiese di lingua greca nate originariamente nel territorio dell'Impero Romano d'Oriente. A differenza di quanto accadde in Occidente, per quanto la chiesa greca assumesse rilevanza particolare, essa non fu mai in grado di imporre la propria supremazia sulle chiese "sorelle", che rimasero autocefale. Allo stesso modo, anche le chiese fondate da missionari ortodossi (specialmente fra le popolazioni slave) si resero rapidamente autonome dalle rispettive chiese-madri, considerandosi allo stesso loro livello. Fra queste la più importante è indubbiamente la Chiesa ortodossa russa.
Da notare che le chiese ortodosse, da una parte, e quella cattolica dall'altra, sono tra loro scismatiche, ma non si considerano reciprocamente eretiche, a differenza di quanto avviene per esempio per le chiese protestanti.
Infine, fra le chiese orientali vanno annoverate le cosiddette chiese orientali antiche, derivate dalle dispute sul monofisismo e il nestorianesimo, teologicamente differenti dalle chiese ortodosse vere e proprie (entrambe nacquero durante le controversie cristologiche del V e VI secolo).
Sono sorti anche altri culti del Cristianesimo, i quali o vogliono differenziarsi dai primi qui menzionati, oppure affermano di avere una linea storica separata. I più estesi fra questi sono i testimoni di Geova ed i mormoni, che, anche se ritenute derivazioni del protestantesimo anglosassone, sono fortemente caratterizzate sia dalle figure individuali dei primi fondatori del XIX secolo, sia dalle convinzioni interne che le portano a ritenersi chiese od organizzazioni completamente esclusive dal punto di vista dottrinale ed organizzativo. I mormoni hanno inoltre libri aggiuntivi forniti dal loro fondatore, dove le dottrine cristiane vengono ampliate e ridiscusse in modo completamente univoco ed originale.
Vi sono, infine, una serie di culti cristiani ormai estinti, soprattutto legati alle numerosissime eresie (variamente represse) che interessarono tutta la cristianità nella sua storia: fra gli altri, segnaliamo il cristianesimo ariano (che ebbe una grande importanza storica all'epoca delle invasioni barbariche) e l'eresia degli albigesi (o catari).
Classificazione secondo i Concili ecumenici
Un'altra possibile classificazione cronologica è quella basata sui Concili ecumenici riconosciuti e sugli scismi ad essi successivi.
Cristianesimo antico preniceno
Il Cristianesimo delle origini (seconda metà del I secolo) si presenta con il duplice aspetto di Giudeo-cristianesimo ed Etno-cristianesimo ( o Cristianesimo dei Gentili), come si desume dai racconti degli Atti di San Luca e da alcune lettere di San Paolo (come la Lettera ai Galati, le lettere ai Corinzi). Tuttavia mostra che le due anime convivono senza alcuna scissione e di avere raggiunta una formula di concordia con il Primo Concilio di Gerusalemme (Atti 15)
Successivamente oltre alla Chiesa post apostolica, che lentamente si organizzò attorno ai cinque patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, sono presenti diversi gruppi minoritari che in seguito si sono estinti, fra cui:
Ebioniti, una deviazione del Giudeo-cristianesimo.
Gnosticismo cristiano,nelle sue variegate espressioni.
Chiesa Marcionita
Montanisti, movimento profetico-escatologico che espresse tutta una serie di chiese locali del tutto autonome e scollegate.
Chiese orientali antiche
Si tratta delle antiche chiese d'oriente che non hanno accettato le definizioni dogmatiche del Concilio di Efeso
Chiese dei Due Concili
Le Chiese dei Due Concili sono le cosiddette chiese nestoriane:
Chiesa apostolica assira d'Oriente (o chiesa d'Oriente, o Chiesa persiana, o siro - orientale).
La chiesa ha due branche: un patriarca catholicos a Kotchanès (Iran), sulla frontiera turco persiana, dove vivono circa 100.000 assiro caldei; la dignità patriarcale è ereditaria da zio a nipote. Esiste anche un patriarca a Baghdad (Iraq).
Chiesa siriana Mar Thoma di Malabar a Muvattupula.
Chiese dei Tre Concili
Le Chiese dei Tre Concili sono nate dal rifiuto delle conclusioni del Concilio di Calcedonia del 451. Sono anche chiamate Chiese non calcedonesi e talvolta Chiese monofisite, sebbene non tutte lo siano.
Chiesa ortodossa copta (Patriarcato di Alessandria al Cairo)
Chiesa ortodossa etiopica (Patriarcato catholicos di Addis Abeba)
Chiesa siriaco ortodossa (Giacobita) (Patriarcato di Antiochia a Damasco)
Chiesa ortodossa siro malankara a Kottayan (Kerala)
Chiesa apostolica armena (o gregoriana, o ortodossa) + Catholicosato di Cilicia residente a Antéliaa (Libano) + Catholicosato d'Etchmiadzine residente a Vagharchapad, vicino ad Erevan (Armenia)
La maggior parte di queste chiese ha subito uno scisma in età moderna con la formazione di un patriarcato cattolico uniato parallelo, adesso considerato chiesa sui iuris all'interno della Chiesa cattolica.
Chiese ortodossa e cattolica
Le attuali chiese ortodosse e cattolica hanno in comune le definizioni dei primi 8 concili ecumenici. Dopo lo scisma d'Oriente la chiesa cattolica svolgerà altri 13 concili ecumenici, non riconosciuti però dall'oriente.
Chiese della Riforma Protestante
Le chiese della Riforma protestante sono le chiese sorte dalla Chiesa latina nel XVI secolo in seguito alla riflessione teologica di Martin Lutero, Giovanni Calvino, Ulrich Zwingli e altri, nonché dall'appoggio politico e sociale che ebbero dai principi dell'Europa centro - settentrionale. Le chiese protestanti possono venire genericamente suddivise così:
Chiesa Anglicana
Chiese della Confessio Augustana o luterane
Chiese riformate o calviniste
Chiese Libere: Anabattista, Mennonita, Amish, Quacchera, Unitariana, ecc…--
Diffusione
Sotto il termine Cristianesimo sono raggruppate chiese molto diverse tra loro e, a volte, in polemica tra loro: secondo il World Christian Trends (2001) i cristiani sono complessivamente il 33 % degli abitanti del globo e sono così divisi: cattolici 17,5%; protestanti 5,6%; ortodossi delle varie chiese (russa, greca, armena) 3,6%; anglicani 1,3%; copti ed altri (battisti e pentecostali in ascesa) 5,0%.
Attualmente il cristianesimo è la religione più diffusa al mondo, con circa 2,1 miliardi di fedeli[4] (1 miliardo di cattolici, 500 milioni di protestanti, 240 milioni di ortodossi, e 275 milioni d'altri), davanti all'Islamismo, tra 900 milioni ed 1,4 miliardi, e all'Induismo, tra 850 milioni e un miliardo.
Gran parte delle statistiche si fondano su sondaggi a campione nei vari stati o sui dati delle anagrafi (quando la religione professata è registrata), preferiti rispetto ai dati forniti dalle varie organizzazioni religiose che spesso si riferiscono al numero di battezzati, ignorando la posizione di coloro che, battezzati nell'infanzia (come accade presso la Chiesa cattolica di rito latino), si siano discostati dal cristianesimo in età adulta.
È noto che in Europa occidentale ad esempio l'aderenza alla pratica religiosa delle varie chiese in età adulta è, ormai da parecchi anni, in forte calo, mentre negli Stati Uniti o al di fuori dell'Occidente esso appare in crescita, oppure, in certe aree del Terzo Mondo come il Sud America si sia avuta un'avanzata delle chiese evangeliche di tipo pentecostale a scapito del cattolicesimo tradizionale, quindi con movimenti e travasi fra le varie confessioni cristiane.
Nell'Europa contemporanea
L'occidente europeo ha subito, a partire dalla fine del '700, una progressiva diminuzione degli aderenti alle chiese storiche, cioè al cattolicesimo e alle diverse confessioni protestanti. Questo processo ha avuto un'accelerazione nel XX secolo, soprattutto a partire dagli anni '60. Nell'Europa dell'est la scristianizzazione di stato è avvenuta prima in Russia (nell'ex Unione Sovietica) e poi, nel dopoguerra, nei paesi governati da regimi comunisti satelliti dell'URSS. Dopo il 1989 le chiese orientali hanno di nuovo avuto libertà di culto. La caduta progressiva dei divieti ha portato alla luce un desiderio represso fino ad allora di spiritualità con l'apertura di numerose chiese di varie confessioni di tipo cristiano, assieme al proliferare di culti esotici ed esoterici.
In Europa occidentale da molte persone la fede cristiana è percepita come "poco moderna", come in effetti è, se si considerano le antiche origini della chiesa cristiana e le sue radici nell'ancora più antica religione ebraica. Bisogna aggiungere che il concetto di modernità è molto vago e controverso, e non da tutti considerato necessariamente positivo. In Europa occidentale inoltre, a causa dell'immigrazione da altri paesi con altre tradizioni religiose, dell'interesse verso nuove religioni e della diffusione dell'agnosticismo, il numero di aderenti al cristianesimo ha subito un declino complessivo, pur rimanendo la religione più diffusa.
Riti e pratiche
Culto settimanaleGiustino martire (sinistra), nel II secolo d.C. dà la prima descrizione completa delle pratiche rituali della prima Chiesa, la cui struttura di base è mantenuta dalla maggior parte delle chiese:
Nel giorno detto del Sole (domenica) si radunano in uno stesso luogo tutti coloro che abitano nelle città o in campagna, si leggono le memorie degli apostoli o le scritture dei profeti, per quanto il tempo lo consenta; poi, quando il lettore ha terminato, il presidente istruisce a parole ed esorta all'imitazione di quei buoni esempi. Poi ci alziamo tutti e preghiamo e, come detto poco prima, quando le preghiere hanno termine, viene portato pane, vino e acqua, e il presidente offre preghiere e ringraziamenti, secondo la sua capacità, e il popolo da il suo assenso, dicendo Amen. Poi viene la distribuzione e la partecipazione a ciò che è stato dato con azioni di grazie, e a coloro che sono assenti viene portata una parte dai diaconi. Coloro che possono, e vogliono, danno quanto ritengono possa servire: la colletta è depositata al presidente, che la usa per gli orfani e le vedove e per quelli che, per malattia o altre cause, sono in necessità, e per quelli che sono in catene e per gli stranieri che abitano presso di noi, in breve per tutti quelli che ne hanno bisogno. »
Il simbolo del pesce
Le prime comunità cristiane per identificare la propria religione non
utilizzavano la croce cristiana, brutale e ignominioso strumento di morte, ma il pesce. "Pesce" in greco antico si dice ἰχθύς (ichthýs) e fu considerato come l'acronimo di 5 parole, identificative dello status di Gesù Cristo: Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Ὑιός Σωτήρ (Iēsoùs Christòs Theoù Yiòs Sōtèr), che significa "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore", cui spesso si accompagnava il genitivo ζωντῶν= dei viventi.
Storia del Cristianesimo
La storia del cristianesimo abbraccia tutto il periodo che va dalle origini del cristianesimo nel I secolo fino ad oggi.
Si è soliti distinguere 4 fasi della storia della Chiesa:
storia della Chiesa in epoca Antica: dalla nascita, con Gesù Cristo, fino al sorgere del Sacro Romano Impero con Carlomagno (I-VIII secolo);
storia della Chiesa in epoca Medievale: da Carlomagno fino alla nascita degli Stati nazionali assolutistici nel XIV secolo (soprattutto Francia e Spagna); inizio di rottura col Medioevo è la lotta tra Papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo il Bello
storia della Chiesa in epoca Moderna: è l'epoca della nascita degli Stati nazionali, dei grandi Concili del XV e XVI secolo, della rottura dell'unità religiosa dell'Europa Occidentale, con la nascita del movimento luterano; il periodo termina con la rivoluzione francese;
infine la storia della Chiesa in epoca Contemporanea: dalla Rivoluzione Francese ai nostri giorni.
Le origini e la diffusione nell'impero romano
Dato che ogni re degli ebrei era "unto del Signore", cioè Messia, cioè Cristo (tale titolo infatti era stato di Davide, Salomone e di tutti i re successivi) storicamente il cristianesimo nasce dal messianismo ebraico del primo secolo ossia dall'attesa della liberazione nazional-religiosa annunciata nelle profezie, resa spasmodica dal senso di imminenza che si era sviluppato all'epoca della dominazione romana.
Di qui le prime persecuzioni dei cristiani in quanto sobillatori dell'ordine costituito e non propugnatori di una particolare fede religiosa. Infatti i "messianisti", ovverosia quegli ebrei che avevano seguito il Cristo in questa sua ambizione e che, pertanto, non nutrivano una grande simpatia per il potere romano che aveva declassato Israele da "regno di Dio" (Malkut Yahweh) a semplice provincia di un grande impero pagano.
Eusebio di Cesarea (sinistra), nella Historia Ecclesiastica (III 20,1-2) racconta:
"Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne (di Gesù, n.d.a.), i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide. L'evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare, poiché anch'egli, come Erode, temeva la venuta del Messia..."
Le origini e il primo secolo
A partire dai primi tempi dell'impero romano, nel primo e secondo secolo, gli intellettuali pagani avevano organizzato e unificato tutto il pensiero cresciuto nella vasta area ellenizzata e romanizzata, dando vita a una filosofia "sincretica".
Il Cristianesimo emerse dal Giudaismo nel I secolo. I cristiani assunsero dal Giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto (incluso il sacerdozio), concetti di luoghi e tempi sacri, l'idea che il culto debba essere modellato secondo il modello celeste, l'uso dei Salmi nelle preghiere comuni. Il libro degli Atti degli Apostoli dice che i primi ad essere chiamati "cristiani" erano stati i discepoli di Gesù che si radunavano nella città di Antiochia e che vi si erano rifugiati dopo le prime persecuzioni in Palestina, probabilmente pochi anni dopo la vita di Gesù.
Con la predicazione di San Paolo apostolo (sinistra) si formarono anche comunità di "gentili", cioè di persone di origine non ebraica, prevalentemente di cultura greca. Nel II secolo d.C. le chiese giudeo-cristiane (quelle vicine all'ebraismo) vennero progressivamente estromesse dall'ebraismo che stava riorganizzando le proprie strutture e basi religiose dopo la crisi della distruzione del Tempio del 70 d.C., mentre le chiese dei gentili continuarono ad espandersi. Gli storici indicano col termine "Grande Chiesa" l'insieme delle comunità derivate dai vari apostoli (sia quelli di Gerusalemme che quelli legati a Paolo di Tarso) che più avanti confluirono nella Chiesa cattolica e ortodossa del primo millennio cristiano, per distinguerle dai gruppi marginali di ispirazione cristiana che elaborano particolari dottrine che non sarano accettate dalla maggioranza, come gli ebioniti e gli gnostici o l'eresia di Marcione.
Tra secondo e terzo secolo
La diffusione del Cristianesimo si colloca all'interno di una più vasta diffusione nell'Impero Romano di altre religioni originarie della parte orientale dell'impero, quali ad esempio i culti di Iside o di Mithra.
A differenza delle altre, l'organizzazione sacerdotale cristiana fu molto capillare, e si occupò dell'assistenza agli emarginati e dell'insegnamento. Il pensiero cristiano era sempre stato "contro-corrente", in netta opposizione allo Stato. In seguito ai tentativi anche violenti di sradicarlo, la Chiesa trovò modo di adattarsi alla convivenza con la realtà terrena. Così, sempre più volentieri, anche funzionari imperiali e gli stessi militari, già attratti da vari culti monoteisti orientali, poterono professare il cristianesimo e affidarsi alla nuova organizzazione.
Nel periodo in cui inizia la crisi dell'impero, l'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli conquistati (212) testimonia l'unità raggiunta dalla civiltà antica nel III secolo dell'era cristiana.
Inizialmente il messaggio di Gesù aveva attecchito fra i poveri d'Israele. Ma non furono pochi i "romani" di classi elevate, come Paolo di Tarso, che si convertirono fin da subito alla nuova religione. E già nel I secolo il cristianesimo aveva raggiunto alcuni ambienti di corte. I primi cristiani non erano solo poveri o emarginati. C'erano già un certo numero di persone, comuni e non, scontente della politica o della religione imperiale.
Ma evidentemente la risposta della cultura classica ai problemi spirituali sia degli intellettuali sia della gente comune non era stata sufficiente. E così, nel II secolo le comunità cristiane si diffusero in tutto l'impero, ampiamente tollerate dalle autorità imperiali, durante il loro "periodo d'oro". Infine nel III secolo, quando il cristianesimo si diffuse ovunque, fra guerre e crisi, la classe dirigente tradizionale non fu più capace di contrastare l'azione popolare degli amministratori cristiani, un'azione che, sebbene si svolgesse ancora al limite della legalità, coinvolgeva ormai ampi settori della società civile.
La crescita era stata continua e la nuova religione aveva fatto breccia sotteraneamente anche nella classe dirigente. Nonostante l'opposizione di alcuni imperatori, nel III secolo la religione cristiana rivaleggiava con vecchi e nuovi culti, soprattutto nei grossi centri urbani, che facevano da riferimento amministrativo. Finché, contro il sempre più alto numero di nuovi fedeli convertiti, alcuni imperatori passarono occasionalmente alla repressione di massa. I cristiani non si arresero, anzi si opposero radicalmente, elevando inni fanatici al martirio e alla gloria di Dio, e ottenendo paradossalmente nuove conversioni.
Alcuni imperatori, sostenuti da quella parte di classe senatoriale che non gradiva affatto il cambiamento in atto, cercarono di porre un argine ai problemi economici dell'impero requisendo le proprietà della chiesa cristiana, ma i motivi economici furono l'ultima postilla a una diatriba trisecolare. La nuova religione era sempre stata contraria al dominio imperiale e le persecuzioni avevano soprattutto motivazioni politiche, filosofiche e religiose. Il monoteismo stava insidiando ovunque la vecchia cultura politeista. Era un vero e proprio scontro di idee e mentalità.
Tra terzo e IV secolo
quest'epoca di guerre e militarizzazione la cultura pagana si distribuì universalmente, o "democraticamente", nei vasti territori imperiali. Tutti adesso erano "romani", ma la romanità e la classicità erano già in declino. Se la struttura politica traballava, le parole d'ordine divennero concordia, armonia ed unità. Nei circoli politici e intellettuali, come nelle comunità religiose, si parlava spesso di "potere unico", ovvero di monarchia, di regno, di unità. Così come si aspirava all'unificazione civile dell'impero, si ricercava anche l'unificazione della sfera intellettuale e della sfera divina.
Il cristianesimo si opponeva sicuramente e palesemente alla cultura dominante, ma d'altra parte anche i suoi intellettuali erano impegnati nella rielaborazione dei sistemi filosofici ellenici e nella loro unificazione col monoteismo.
Molti intellettuali "classici" avevano nettamente separato la loro filosofia dalla religione, affermando esplicitamente che gli dèi non esistevano. Ma nel III secolo la società intera fu pervasa da uno spirito religioso talmente forte che i vecchi culti, per nulla sopiti, si ridestarono, si trasformarono e si unificarono anch'essi, rispondendo in modo creativo alla sfida monoteista. Ma, proprio quando il monoteismo divenne un fenomeno di massa, gli imperatori reagirono in modo aggressivo e perseguitarono i cristiani violentemente quanto in passato.
Quando Costantino (sinistra con Papa Silvestro I) si pose alla testa del movimento monoteista, all'inizio del secolo successivo, ci fu ancora una fase di discussione fra intellettuali di ogni categoria e di ogni confessione religiosa. Alla fine del IV e nel V secolo, però, la crisi multilivello dell'impero arrivò a un grado talmente alto da portare sconforto in ogni settore: militare, politico, civile, economico e culturale. Per l'uomo non sembrava esserci più alcuna speranza in questa terra. L'unica salvezza era in Cielo. Il cristianesimo divenne l'unica religione legale. La Chiesa divenne intollerante e autoritaria. La lotta alle idee divenne fondamentale per la gestione sociale. La libertà di pensiero fu resa impossibile.
Una seconda fase della Chiesa è quella della patristica, cioè la formazione di un corpus di commenti alle scritture e di testi sul rapporto con la tradizione classica greco romana e il giudaismo. Sono numerose anche le apologie nei confronti di tali sistemi dottrinali dovuti a scrittori, spesso ecclesiastici, che sono costretti a ripensare le dottrine del cristianesimo nell'ambito della cultura dell'epoca.
Tra IV e V secolo
Sin da subito si pose il problema del rapporto tra Cristianesimo e stato, l'Impero Romano. Il Cristianesimo, da religione messianica di ambientazione ebraica e con un messaggio prettamente ad "uso e consumo" degli ebrei, grazie alla sua diffusione negli ambienti della diaspora e all'apertura paolina ai "romani" (alle istituzioni, alla tradizione giuridica e alla cultura), nel corso dei secoli acquistò una forza tale che da cambiarne lo status giuridico: da religione illecita (fino a Costantino) a religione tollerata e in seguito, con Teodosio, a religione di Stato. Cominciò progressivamente a differenziarsi anche la mentalità delle Chiese latine rispetto a quelle greche, e con i concili ecumenici si assistette ad una definizione rigorosa dell'ortodossia e alla formazione di un linguaggio teologico specifico cristiano, mutuato dalla filosofia greca. Ciò comportò anche il distacco di alcune chiese "etniche" dall'alveo della Grande Chiesa (vedi Chiese orientali antiche), che vennero comunemente indicate come Chiesa cattolica e ortodossa, nelle sue espressioni territoriali (chiesa latina, greca, alessandrina)
L'imperatore Giuliano (361-363) aveva tentato inutilmente di tornare al politeismo. Ma la società stava cambiando. E, per la cultura greco-romana, la situazione stava precipitando. La razionalità, per quanto approfondita, non era più sufficiente a spiegare un mondo immerso nella "decadenza". L'ansia e l'angoscia non accennavano a diminuire. La struttura politica aveva già perso da tempo la sua vecchia autorità morale. Era nata una nuova istituzione, molto forte, a carattere "spirituale", che si rivolgeva direttamente al cuore dell'uomo. Un'organizzazione, ispirata al monoteismo cristianizzato, che da "giovane ribelle ingenua" si era fatta "adulta e responsabile". Questa istituzione - la Chiesa - riempì il vuoto morale che si era creato nell'umanità e assorbì tutte le richieste di giustizia. L'impero diventava un impero celeste.
In nome di una giustizia migliore, in tutto il mondo conosciuto divenne impossibile esprimere opinioni contrarie a quelle del potere. L'autorità civile si associò a quella religiosa e arrivava ovunque. La legge, e la giustizia in generale, erano considerate come concessione volontaria di un solo Dio onnipotente. Non c'era più un patto con la divinità. Bisognava solo amarla e ringraziarla. Gli imperatori e gli uomini che nacquero da quest'epoca in poi furono sempre più spesso fervidi credenti. L'educazione che ricevevano e la cultura che seguivano sarebbero state sempre più monolitiche e dogmatiche.
Dal suo riconoscimento ufficiale era passato mezzo secolo. Dopo qualche decennio di diatribe teologiche, la Chiesa cristiana - ormai l'unica chiesa ufficiale, la chiesa con la "c" maiuscola - divenne la sola istituzione che garantisse il diritto, per i popoli e per i cittadini. Nel 392 tutte le opinioni che discordavano con questa visione del mondo furono dichiarate illegali e perseguite militarmente.
Mentre, in precedenza, guerre e assassini avvenivano per motivi chiaramente politici, con la creazione dell'impero gli intenti aggressivi furono mascherati da un'ideale tendenza a un bene "universale" che, se realmente perseguito, non può che dimostrarsi irraggiungibile e quindi frustrante. Con l'incontro fra stato e chiesa questa tendenza divenne ancora più impellente e ancora più difficile da raggiungere. D'altronde la gente comune era sempre più spaventata dalle incursioni di popoli stranieri. Questa interpretazione passa per essere un cliché, una cosa scontata. Ma nei secoli successivi non solo gli attacchi non diminuirono ma anzi aumentarono e furono ulteriormente rinforzati dalla devastante guerra dell'impero orientale contro i goti in Italia.
La Chiesa era quella solida struttura di sicurezza che l'Uomo non riusciva più ad individuare nello Stato, nell'Impero, in sé stesso, nella propria esistenza, nella vita cittadina o sui campi agricoli. L'esistenza terrena era perennemente in bilico ed era molto lontana dall'assicurare la felicità, antichissima e modernissima aspirazione dei filosofi come dell'uomo comune. L'occidente si era separato dall'oriente. Erano arrivati gli stranieri. Si era sviluppata "l'organizzazione universale". Il mondo antico si era dissolto, lasciando spazio a una nuova visione della vita.
Dal Medioevo al Settecento
In epoca patristica la chiesa cristiana si trovò ad affrontare grandi temi dottrinali:
il riconoscimento del canone neotestamentario, concluso all'inizio del V secolo
la questione della natura di Cristo, definita con il Concilio di Nicea (325 d.C.) e con il Concilio di Calcedonia (451 d. C.)
la dottrina della Trinità
la dottrina della salvezza per grazia, con la condanna del pelagianesimo nel Concilio di Cartagine (418)
La teologia si sviluppò in seguito nella convinzione che fosse possibile e opportuno dimostrare una relazione tra fede e ragione (si vedano ad esempio le opere di Anselmo d'Aosta e Tommaso d'Aquino).
Lo scopo era da un lato difendere il cristianesimo dai suoi detrattori, dall'altro esporre in modo sistematico e ordinato la dottrina per poter motivare e istruire fedeli e catecumeni.
Le dispute della Riforma ebbero origine all'interno della chiesa prima di dar luogo alla divisione dalla chiesa cattolica sancita con il Concilio di Trento; la discussione riguardava aspetti ben definiti della dottrina cristiana (l'ecclesiologia, l'interpretazione e il ruolo delle Scritture, la soteriologia...).
Il XVIII secolo vide nascere un movimento, il deismo, che perorava la causa di una religione semplificata, basata sulla ragione, in alternativa a quelle che riteneva superstizioni cristiane. Il deismo era in realtà una religione d'opposizione, anche se veniva talvolta presentato come il ritorno ad una religione "naturale" e quindi a un cristianesimo primitivo o all'essenza stessa del cristianesimo.
Cristianesimo e pensiero contemporaneo
Con la Riforma protestante la cristianità occidentale si sviluppò secondi tre direttrici principali: il Cattolicesimo romano (nei termini definiti al Concilio di Trento), il Luteranesimo (nei termini definiti nella Confessione augustana e nella Formula di concordia) e il Calvinismo (nei termini definiti nel Catechismo di Heidelberg e nella Confessione di Westminster). Per gran parte del periodo che va dal XVI secolo al XIX secolo il dibattito teologico si svolse principalmente all'interno di queste confessioni — fu il periodo della cosiddetta "teologia confessionale". Nel corso di questi ultimi due secoli la situazione ha subito un notevole mutamento.
Razionalismo
In modo circoscritto nel XVII secolo, ma su scala molto più vasta durante il XVIII, il cristianesimo cominciò a essere messo in discussione in nome della ragione. Con il deismo l'attacco prese le forme di una critica al concetto di Divinità e alla religione. Nel XIX secolo l'ateismo e l'agnosticismo (termine coniato da T.H. Huxley nel 1870) divennero per la prima volta parole comuni nell'Occidente cristiano. La fiducia nel potere della ragione ha avuto i suoi alti e bassi nel mondo moderno, ma la polemica fede/ragione, in varie forme, ha caratterizzato un'epoca in cui sono state messe in discussione tutte le autorità tradizionali — non soltanto quelle cristiane. Ciò ha comportato, in ambito cattolico, l'arroccamento della Chiesa sulle posizioni del Tomismo (neoscolastica), e in generale in ambito cristiano il diffondersi di posizioni ultraortodosse, tese a rifiutare qualsiasi approccio scientifico allo studio della teologia e dei testi biblici, ritenendo ciò una minaccia per la fede.
Scienza e fede
La scienza moderna spuntò nel XVII secolo su un terreno irrigato dal cristianesimo. Se da un lato le reali scoperte scientifiche hanno avuto pochissima rilevanza nel confermare o smentire il cristianesimo, la scienza moderna ha influito su di esso in vari altri modi. Il metodo scientifico comporta la verifica di ogni affermazione e il rifiuto di qualunque autorità che si ponga al di sopra della critica. Avendo riscontrato un enorme successo nel compo della conoscenza, tale metodo ha di conseguenza incoraggiato un atteggiamento analogo anche in campo religioso, con esiti inevitabilmente polemici che ritroviamo ancora fino ad oggi: alcuni consideravano le credenze religiose definitivamente superate dalla conoscenza scientifica, altri negavano le scoperte scientifiche in nome della inerranza biblica (es. oggi i cristani creazionisti), altri infine intendevano mantenere fede e ragione non sullo stesso piano come antagoniste, ma su piani diversi, per cui esse non si negano vicendevolmente. La scienza moderna, attraverso le conquiste tecnologiche ha trasformato la vita di miliardi di persone, modificando il senso di dipendenza dell'uomo da Dio. A questo proposito sono famose le parole del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer sul "Dio tappabuchi":
« Per me è nuovamente evidente che non dobbiamo attribuire a Dio il ruolo di tappabuchi nei confronti dell'incompletezza delle nostre conoscenze; se infatti i limiti della conoscenza continueranno ad allargarsi - il che è oggettivamente inevitabile - con essi anche Dio viene continuamente sospinto via, e di conseguenza si trova in una continua ritirata. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo; Dio vuole esser colto da noi non nelle questioni irrisolte, ma in quelle risolte. Questo vale per la relazione tra Dio e la conoscenza scientifica. Ma vale anche per le questioni umane in generale, quelle della morte, della sofferenza e della colpa. Oggi le cose stanno in modo tale che anche per simili questioni esistono delle risposte umane che possono prescindere completamente da Dio. Gli uomini di fatto vengono a capo di queste domande - e così è stato in ogni tempo - anche senza Dio, ed è semplicemente falso che solo il cristianesimo abbia una soluzione per loro. Per quel che riguarda il concetto di "soluzione", le risposte cristiane sono invece poco (o tanto) cogenti esattamente quanto le altre soluzioni possibili. Anche qui, Dio non è un tappabuchi; Dio non deve essere riconosciuto solamente ai limiti delle nostre possibilità, ma al centro della vita; Dio vuole essere riconosciuto nella vita, e non solamente nel morire; nella salute e nella forza, e non solamente nella sofferenza; nell'agire, e non solamente nel peccato. La ragione di tutto questo sta nella rivelazione di Dio in Gesù Cristo - Egli è il centro della vita, e non è affatto " venuto apposta " per rispondere a questioni irrisolte. »
Critica storica
Nel XIX secolo si sviluppò la critica storica, cioè, approccio alla storia basato sul rigore scientifico: lo storico critico non ragiona più in termini di autorità, che raramente potrebbero essere messe in discussione, bensì di fonti, che devono essere analizzate e provate per poter essere tenute in considerazione come tali. Questo tipo di metodo è stato applicato anche alla Bibbia, considerata non più come un'autorità da accettare, ma come una fonte da analizzare con strumenti scientifici. Anche la storia della dottrina cristiana è stata vagliata in modo sistematico, per metterne in luce i cambiamenti verificatisi nel corso dei secoli.
Laicità
Nel mondo occidentale la società si fonda su presupposti che prescindono da dottrine religiose: la religione viene considerata una questione di scelta personale; questa evoluzione, ancora in corso e non priva di contraddizioni, nasce in un contesto sociale caratterizzato dal pluralismo culturale e religioso. All'interno di questo contesto, nel quale non è più necessario che una religione o una confessione per sopravvivere debba combattere le altre, è divenuto praticabile un dialogo tra i credenti di diverse confessioni che in precedenza era molto più difficile. Restano comunque alcune rigidità, rappresentate dalle dottrine che ritengono la laicità delle istituzioni civili un attentato alla propria religione, ritenuta la sola rivelata, vera e infallibile. Questo approccio è presente nell'ambito di diverse denominazioni, cristiane e non cristiane.
Nonostante permangano sostanziali differenze dottrinali tra le diverse confessioni cristiane, i teologi contemporanei si occupano sempre meno di contrasti fra confessioni diverse. Atteggiamenti simili si riscontrano trasversalmente alle denominazioni, unendo talora protestanti e cattolici nel condividere alcune impostazioni (ad esempio, per alcuni l'accento sull'esperienza carismatica, la lettura letteralistica o integralista, il creazionismo...per altri la teologia della liberazione, l'approccio esegetico non integralista, il pacifismo) che non sono invece unanimemente condivise all'interno delle rispettive denominazioni.
Etichette: cristianesimo, religione abramitica, religioni
Pubblicato da Fabry alle 12:56 0 commenti














